Melfi, screening oncologici e prevenzione anche in carcere: l’iniziativa della Regione Basilicata

Favorire l’equità nell’accesso alle cure e abbattere le barriere sanitarie per le fasce di popolazione più vulnerabili.

Con questo obiettivo l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, ha visitato la Casa Circondariale di Melfi, accompagnato dal direttore generale dell’Irccs Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata, Massimo De Fino, dalla dottoressa Francesca Sanseverino, coordinatrice regionale PNES screening e dalla garante dei diritti delle persone detenute della Regione Basilicata, Tiziana Silletti.

La delegazione, dopo aver incontrato il direttore del Carcere di Melfi, Maria Rosaria Petraccone, il comandante del reparto della Polizia penitenziaria, Giuseppe Donato Telesca, e il referente sanitario penitenziario, Sabino Paglia, ha promosso un momento di confronto diretto con i detenuti sull’importanza della prevenzione oncologica.

Al centro dell’incontro l’adesione alle campagne di screening oncologico regionali, con un focus particolare sulla prevenzione del tumore del colon-retto.

La dottoressa Sanseverino ha sottolineato l’importanza di aderire agli screening oncologici regionali poiché la diagnosi precoce aumenta in modo significativo le possibilità di guarigione e permette di intervenire prima dell’insorgenza di sintomi complessi, garantendo la continuità delle cure anche all’interno della struttura carceraria.

All’incontro ha preso parte anche la psicologa dell’Irccs Crob, Stefania Lapadula, per affrontare in modo integrato l’impatto e l’approccio emotivo legato ai percorsi di prevenzione in un contesto delicato come quello detentivo.

Ai detenuti che rientrano nelle fasce d’età previste dallo screening del colon retto, è stato consegnato il kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci.

Ha dichiarato l’assessore Cosimo Latronico:

“La tutela della salute è un diritto universale che deve raggiungere ogni cittadino, superando qualsiasi barriera fisica o sociale.

Questa iniziativa si inserisce appieno nelle attività del Piano Nazionale Equità nella Salute (PNES), uno strumento strategico che interviene in sette regioni del Mezzogiorno proprio per rafforzare la qualità dei servizi sanitari e renderne più equo l’accesso”.

Il PNES opera su quattro aree di intervento prioritarie per contrastare le disuguaglianze riscontrate nei territori: il contrasto alla povertà sanitaria, la tutela della salute mentale, la centralità del genere nella cura e la maggiore copertura degli screening oncologici.

Ha concluso Latronico:

“La sinergia tra istituzioni e strutture di eccellenza come il Crob dimostra che una sanità equa e di prossimità è possibile anche nei contesti di marginalità”