Scuola, Ministra Azzolina: “La didattica a distanza non può più funzionare. Sulla Maturità a breve una decisione”

Ancora scuole superiori chiuse in Basilicata.

Gli studenti dovranno convivere con la Dad (didattica a distanza) ancora per qualche settimana, come anticipato dal Governatore della Regione Basilicata, Vito Bardi.

Ma rimane ancora da sciogliere il nodo “Maturità”.

Queste le anticipazioni del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a «Tutti in classe» su Rai Radio 1:

“Come l’anno scorso, abbiamo chiesto agli studenti di farci delle proposte perché devono essere coinvolti: lo scorso anno ci hanno presentato proposte molto ragionevoli, di buon senso.

Prenderemo a breve una decisione, perché i ragazzi a causa dell’incertezza assoluta per le date che slittano come se fossero la tela di Penelope hanno bisogno di avere certezze”.

Intanto, come riporta “La Stampa”:

“tra le polemiche e l’altalena dell’Rt dei contagi, solo tre regioni riaprirono le scuole secondarie – Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo – ma gli studenti non si rassegnano a restare fuori e continuano il pressing per tornare in classe, in presenza.

E invitano allo sciopero della didattica a distanza.

«Priorità alla scuola» – il comitato che raggruppa ragazzi, genitori e docenti ‘No-dad’- chiede inoltre vaccini subito per i professori, e screening sanitario per tutta la comunità scolastica, a cominciare proprio dai ragazzi degli istituti superiori, «i più penalizzati dalla pandemia che non ne possono più di rinvii e promesse non mantenute»: «Ci priviamo un giorno della scuola per non esserne privati mai più», sintetizza la Rete degli studenti.

La stessa ministra sostiene ora che «la didattica a distanza non può più funzionare».

A scuola, ribadisce, «sappiamo tutti che il ‘rischio zero’ non esiste, come in nessun altro ambito.

Ma è molto basso, ci sono tanti studi italiani ed europei che lo confermano».

Su questo fronte, la ministra alza però la voce contro le Regioni che «si sono sfilate dall’accordo per la riapertura»: «Nessuna polemica, ma bisogna dire quelli che sono i fatti: volevamo riaprire le scuole il 9 dicembre, qualcuno ci disse no, ma le attività produttive sono partite.

Il 23 dicembre si è stipulata un’intesa all’unanimità con le Regioni che hanno garantito che al 50% le scuole superiori sarebbero rientrate.

È partito un lavoro immane nei tavoli con i prefetti e sono stati previsti molti bus in più.

A inizio gennaio molti presidenti di Regione hanno detto che erano addirittura pronti a far rientrare il 75% dei ragazzi in aula.

Ci sono regioni che hanno lavorato bene come la Toscana, noi al ministero abbiamo monitorato tutto, abbiamo fatto informative; il lavoro fatto dai dirigenti scolastici è stato encomiabile.

È difficile per gli studenti comprendere perché oggi non si riapre: hanno ragione, capisco le loro frustrazioni, la scuola è un diritto costituzionale.

Il messaggio deturpante per cui nelle regioni ‘gialle’ oggi è tutto aperto fuorché le scuole lascia profonde cicatrici»”.

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