Basilicata: lavoratori reclutati all’estero, privati dei documenti e ridotti come schiavi

Il coordinamento di Agrinsieme Basilicata esprime:

“piena soddisfazione per l’azione di prosieguo di contrasto al caporalato nel metapontino”.

Ricordiamo che ieri, nella Provincia di Matera, nell’ambito delle indagini condotte dai Carabinieri di Matera congiuntamente ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro, è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. di Matera, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 4 imprenditori agricoli, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori “caporalato” nei campi agricoli del litorale jonico-lucano.

I lavoratori, principalmente rumeni, venivano reclutati all’estero, tramite l’uso di social network (Facebook), ed una volta giunti in Italia, venivano privati dei documenti di riconoscimento e costretti, sotto minaccia ed intimidazione, a lavorare in diversi fondi agricoli privati, individuati in Scanzano Jonico e Tursi.

Le vittime venivano alloggiate presso delle abitazioni a loro fittate forzatamente, il cui costo veniva loro automaticamente decurtato dal salario.

I lavoratori venivano costretti a lavorare fino a 14 ore consecutive con un salario medio di 3,5 euro all’ora, con una sola pausa per il pranzo di mezz’ora e sotto continue minacce ed intimidazioni.

Continuano in un comunicato i presidenti di Confagricoltura, Cia, Copagri e Alleanza delle Cooperative:

“Queste azioni dimostrano sempre più che la stragrande maggioranza delle Aziende agricole del comparto rispettano il lavoro ed i lavoratori e che operano nella legalità.

Queste mine vaganti non possono e non devono intaccare i sacrifici ed il lavoro delle persone e delle aziende che hanno fatto dell’agricoltura la loro vita.

Le eccellenze lucane meritano questo rispetto, per quello continueremo nella nostra azione di salvaguardia del territorio e di valorizzazione dei prodotti della terra che sono da sempre apprezzati dalle tavole di tutto il mondo”.

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