Melfi si prepara alla Pentecoste, tra assalto alle mura e risalita al Monte Vulture

Tutto pronto a Melfi per la Pentecoste 2026, in programma dal 22 al 24 maggio, uno degli appuntamenti più identitari e sentiti della tradizione cittadina.

L’evento inaugura ufficialmente anche il nuovo format “Melfi Eventi”, il contenitore promosso dal Comune di Melfi per valorizzare e coordinare i principali appuntamenti culturali, storici e turistici della città attraverso una nuova identità grafica condivisa. La manifestazione è organizzata in coprogettazione tra il Comune di Melfi e la Pro Loco Federico II di Svevia.

In attesa delle celebrazioni per i 500 anni della Pasqua di Sangue del 1528, che entreranno a far parte del programma di candidatura di Melfi a Capitale Italiana della Cultura, la città si prepara a rivivere il proprio passato attraverso un lungo fine settimana di rievocazioni storiche, riti religiosi e tradizioni popolari.

Le origini della festa affondano nelle drammatiche vicende delle guerre franco-spagnole della prima metà del Cinquecento. Nel 1528 l’esercito francese guidato dal visconte di Lautrec, affiancato dai mercenari italiani delle Bande Nere, pose sotto assedio Melfi, difesa dalle truppe fedeli all’imperatore Carlo V comandate dal principe Giovanni Caracciolo.

Il rifiuto della resa provocò l’assalto alle mura e il massacro di oltre tremila civili, lasciando la città devastata. Solo negli anni successivi Melfi riuscì a ripopolarsi grazie all’arrivo di comunità provenienti dall’Epiro e dall’Albania, mentre il feudo passò ai Doria, nominati principi di Melfi per il sostegno offerto con la propria flotta alle truppe imperiali durante l’assedio di Napoli.

«La Pentecoste di Melfi rappresenta perfettamente l’idea di cultura che vogliamo raccontare con la candidatura a Capitale Italiana della Cultura: una memoria che non resta chiusa nei libri o nelle celebrazioni ufficiali, ma che continua a vivere nelle tradizioni popolari, nella fede, nei riti collettivi e nel senso di appartenenza di una comunità», dichiara il sindaco Giuseppe Maglione.

«È una festa che unisce storia, antropologia, spiritualità e partecipazione popolare, trasformando la città in un grande racconto condiviso capace di coinvolgere cittadini e visitatori. Anche attraverso il nuovo format “Melfi Eventi” vogliamo costruire un’immagine coordinata della città e mettere in rete le nostre grandi manifestazioni identitarie».

Attorno a questi eventi storici si sono infatti stratificati nei secoli antichi riti di primavera e tradizioni popolari. Al centro della memoria collettiva vi è la figura leggendaria del tagliaboschi Ronca Battista, eroico difensore della città, e la suggestiva risalita notturna verso la cripta rupestre dello Spirito Santo sul Monte Vulture, accompagnata da trombe di terracotta, rami di ginestra e castagno, in ricordo del ritorno delle truppe spagnole liberatrici nel giorno della Pentecoste.

Alla dimensione storica e antropologica si intreccia poi quella religiosa. La Confraternita di Santa Maria ad Nives, storica chiesa della comunità albanese, guida infatti la tradizionale risalita notturna sul Monte Vulture dell’antica statua della SS. Trinità.

Il pellegrinaggio culmina all’alba con la Santa Messa celebrata in montagna da Sua Eccellenza Mons. Ciro Fanelli. Ai piedi del monte, ad attendere il ritorno dei pellegrini e della statua portata a mano dalle donne, vi sarà la statua di San Michele Arcangelo, protettore del Monte Vulture.

Ricco il programma degli eventi in città. Si comincia venerdì 22 maggio, in serata, con il “Convegno dell’attesa” in Piazza Duomo: una rievocazione teatrale accompagnata da una cena di piazza. Sabato sera sarà invece il momento dell’assalto alle mura presso Porta Venosina, spettacolare ricostruzione scenica dell’assedio del 1528, cui seguirà il “Bivacco dei francesi”, tra figuranti, musica e momenti conviviali in Piazza Duomo.

Nella notte tra sabato e domenica prenderà il via la storica risalita verso il Monte Vulture. Domenica mattina la festa entrerà nel vivo con il corteo della liberazione per le vie cittadine, animato da oltre cento figuranti, dalla statua di San Michele portata a spalla e dalla statua della SS. Trinità collocata su un carro rivestito di ginestre e trainato dai buoi.

Momento centrale della giornata sarà l’esibizione dei gruppi storici provenienti da diverse regioni italiane, tra cui Puglia, Campania e Toscana, in Piazza Duomo. Nel pomeriggio spazio invece al tradizionale Palio delle Bandiere.

La manifestazione si concluderà domenica sera davanti al castello federiciano con un suggestivo spettacolo dedicato alla consegna del feudo ai Doria nel 1531, seguito da uno spettacolo musicale e pirotecnico.

Tra gli eventi collaterali figurano inoltre la proiezione del film Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, in programma presso il cineteatro Ruggiero II venerdì mattina per le scuole e sabato pomeriggio per i cittadini, e la mostra allestita nella Sala Spinelli dell’Episcopio dal Liceo Artistico di Melfi dedicata al cortometraggio multimediale “La Pasqua di Sangue”, realizzato con strumenti di intelligenza artificiale.

Un lungo weekend di storia, memoria, fede e tradizione, aperto a cittadini e visitatori, sotto lo slogan: “La storia che ci tiene insieme”.