“GLI OSPEDALI LUCANI AVRANNO ALTRI PROBLEMI CON LA NUOVA RIFORMA SANITARIA”, LO HA DETTO…

Il vice Segretario Regionale FIALS (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità), Francesco Paolo Venosa, in vista dell’imminente approvazione della nuova riforma della sanità da parte del governo regionale di Basilicata, ha espresso alcune dichiarazioni in merito a questo tema.

Riportiamo integralmente la nota diffusa da Fials:

“L’ultima riforma in ordine di tempo fu concepita con la Legge Regionale n.12 del 2008 e l’art.2 con l’ASP (Azienda Sanitaria Locale di Potenza), l’ASM (Azienda Sanitaria Locale di Matera), l’AOR (Azienda Ospedaliera Regionale 2 S.Carlo) e l’IRCCS (Ospedale Oncologico di Rionero in Vulture).

Il S.S.R., ai sensi dell’art.3, fu “ordinato secondo un modello a rete, che comprende e integra la rete ospedaliera regionale e le reti infra e interaziendali. Esso persegue l’obiettivo della continuità dell’assistenza e dell’integrazione tra ospedale e territorio ed implementa all’uopo il modello dipartimentale…omissis..”. Accanto alle aziende sanitarie la L.R. n. 12 strutturò il servizio di emergenza – urgenza in una rete conosciuta da tutti con la denominazione “Basilicata Soccorso”, gestita ed organizzata dal DIRES (Dipartimento Interaziendale Regionale di Emergenza Sanitaria).

A distanza di quasi 10 anni, la Giunta Regionale ha approvato il 29 Luglio del 2016 la deliberazione n.876 avente ad oggetto:”Presa d’atto della proposta di riordino del S.S.R. formulato dal Comitato Tecnico di cui alla D.G.R. n.1591 del 1/12/2015″ al fine di ridisegnare il modello organizzativo della sanità lucana.

Le ragioni che hanno spinto alla nuova (eventuale) riforma sono esclusivamente di ordine tecnico-giuridico, specialmente di ordine economico. La riforma proposta dal comitato tecnico, al fine di adempiere al dettato costituzionale, di cui all’art.32, è stata edificata sui seguenti pilastri: a) definizione degli standard qualitativi, strutturali e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera ai sensi del D.M. 70/2015; b) vincoli di spesa pubblica (Leggi di stabilità, in primis, L. n. 208/2015); c) disposizioni in tema di orario di lavoro e di riposo degli operatori sanitari, di cui alla L. N.164/2014.

Il S.S.R. sarà organizzato in: 1) A.R.O., con il DEA II livello (ospedale S.Carlo) e e gli ospedali per acuti di Melfi, Lagonegro e Villa d’Agri; 2) A.S.P., con il P.O. di Pescopagano e la gestione unitaria della rete emergenza – urgenza 118; 3) A.S.M., con il DEA I livello (ospedale di Matera), il P.O. di Policoro e gli ospedali distrettuali di Stigliano, Tinchi e Tricarico; 4) IRCCS CROB di Rionero in Vulture.

Or bene, alla luce delle disposizioni legislative, mi chiedo se sarà possibile “migliorare la qualità e l’appropriatezza del sistema di offerta ospedaliera” in quanto si potrebbe avere una ridefinizione della sanità lucana, eventualmente, improntata ai soli tagli, con scarsi benefici in tema di offerta sanitaria.

Infatti la L. di stabilità del 2015/208, dal comma 524 (a seguire) prevede che entro il 30 Giugno di ogni anno ciascuna Regione individua gli ospedali pubblici che presentano almeno una delle seguenti condizioni: a) uno scostamento tra costi e ricavi pari o superiore al 10% dei ricavi, in valore assoluto, pari ad almeno 10 milioni di euro; b) il mancato rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure.

In un linguaggio più semplice, significa che d’ora in poi, ogni ospedale pubblico regionale deve procedere necessariamente ad un piano di rientro. Inoltre, l’applicazione del D.M.70/2015 potrebbe determinare una riduzione numerica dei posti letto in Regione, ossia meno 23 posti letto di post – acuti su 388 e meno 99 posti letto acuti su 1664. Quindi, una ulteriore perdita di posti letto, all’insegna del principio della Razionalizzazione. A tutto ciò si dovrebbe aggiungere la riduzione di 1,4% del personale rispetto al costo del personale 2004, che potrebbe comportare, a meno che non ci siano modifiche dei vincoli di spesa, una riduzione del numero di operatori della sanità. Inoltre, si possono elaborare tutti i progetti atti ad incrementare la motivazione del personale, ma se non si dà dignità e riconoscimento “vero” alle persone che da anni lavorano in condizioni di forte stress correlato al lavoro, tutto si ridurrà al “Nulla”, anche se ogni singolo progetto merita rispetto e considerazione perché frutto di studi da parte di professionisti eccellenti.

Ritengo, inoltre, che la centralizzazione dei servizi sanitari, nel medio periodo, potrebbe costituire un “VIRUS” letale per il mantenimento dell’attuale assetto demografico delle piccole realtà locali, poiché storicamente è noto che dove sussistono servizi per la popolazione, anche in presenza di notevoli disagi, si raccoglie e pone in essere “progetti di vita”.

Quindi, la “corrente filosofica del centralizzare” con l’intento di offrire migliori servizi sanitari potrebbe non dare i frutti sperati, e pertanto invito i politici regionali a cui affidiamo la sorte dei nostri destini a riflettere che la “cancellazione” di un servizio di radiologia o di laboratorio di analisi di un piccolo presidio ospedaliero di montagna determinerà le sorti di quella popolazione, anche alla luce della L.R. n.17 del 2011, art.20 che definisce i piccoli presidi come ospedali distrettuali e non “COSE” o “OGGETTI” senza Volto e senza Storia.

Rispetto agli ospedali distrettuali, ritengo che il P.O. di Pescopagano non debba essere “scorporato” dall’ospedale S.Carlo di Potenza sulla base di un discorso puramente organizzativo, altrimenti verrebbe meno il disegno progettuale di realizzazione un’unità operativa per l’assistenza ai pazienti con gravi lesioni cerebrali evitando, così, di “confinare” l’ospedale ad una emarginazione dal contesto sanitario regionale, anche in virtù di una specifica posizione geografica. Invece, con una “mission” di altissimo valore assistenziale, il presidio ospedaliero potrebbe costituire un “polo specialistico” e fagocitare, in tal modo, la domanda sanitaria derivante dalla regione limitrofa.

Infine, la nuova (ed imminente) riforma del S.S.R. potrebbe subire un’ulteriore modifica in quanto la legge di bilancio n. 232/2016, comma 390, ha modificato il comma 524 della legge di bilancio del 2015 e pertanto i valori di scostamento tra costi e ricavi pari o superiore al 10% o in valore assoluto pari ad almeno 10 milioni di euro da parte degli ospedali pubblici sono stati ridotti a :”pari o superiore al 7 per cento dei suddetti ricavi, o, in valore assoluto, pari ad almeno 7 milioni di euro”.

La domanda, come qualcuno dice, nasce spontanea: “Quali scelte saranno adottate al fine di rispettare i vincoli di spesa e migliorare, nel contempo, l’offerta sanitaria?”. Se fosse in vita Alessandro Manzoni avrebbe detto: “Ai posteri l’ardua sentenza”.