Saldi estivi al via.
Partono ufficialmente sabato in quasi tutta Italia le vendite di fine stagione (con l’unica eccezione di Bolzano il 16 luglio).
Un momento ancora molto atteso dai consumatori quanto cruciale per i consumi dopo mesi caratterizzati da vendite deboli e forte incertezza economica.
E se i dati Istat di maggio sulle vendite al dettaglio descrivono un commercio in modesta ripresa, i negozianti contestano liquidazioni sempre più anticipate.
In ogni caso, il budget degli italiani per i saldi si prospetta contenuto.
Quest’anno, per l’acquisto di capi scontati, ogni famiglia fa sapere l’ansa spenderà in media 201 euro (91 euro pro capite), secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, muovendo un giro d’affari complessivo di 3,2 miliardi di euro per 16,1 milioni di famiglie.
Le stime di Confesercenti-Ipsos indicano invece una spesa di 209 euro a persona, evidenziando un investimento “prudente”: il 28% degli italiani ridurrà gli acquisti, indicando nel 65% dei casi il caro-vita e l’inflazione come cause principali del taglio.
Sul fronte della convenienza, lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) stima ribassi stabili rispetto a gennaio (circa il 18,4% per abbigliamento e calzature nel complesso). L’abbigliamento segnerà sconti migliori (18,6%), mentre le calzature si fermeranno al 17,8%.
Massimiliano Dona, presidente di Unc, ricorda l’importanza di comprare bene e avverte:
“La differenza principale è il diritto di ripensamento. Se acquisto online, anche durante i saldi, di regola ho 14 giorni di tempo dalla consegna per restituire il prodotto senza dover dare alcuna spiegazione e ottenere il rimborso. In negozio, invece, questa possibilità non è prevista per legge”.
La fotografia scattata dall’Istat a maggio sulle vendite al dettaglio mostra una situazione di “modesta ripresa” generale (+0,2% in valore e +0,1% in volume su base mensile).
Tuttavia, il dato annuale mette a nudo una forte discrepanza: su base tendenziale, le vendite totali crescono del +2,2% in valore ma appena dello +0,4% in volume, sintomo evidente della spinta dei prezzi.
A risentirne maggiormente è il settore alimentare. L’Istat segnala che, su base annua, i beni alimentari aumentano del +2,0% in valore ma calano dello -0,4% in volume, a conferma “di un andamento ancora debole dei consumi alimentari”, sottolinea Federdistribuzione.
Dura l’analisi del Codacons:
“Le famiglie si ritrovano a spendere di più per un carrello alimentare sempre più vuoto”.
Questo per “effetto dei forti rincari dei prezzi che hanno coinvolto i generi alimentari, come conseguenza diretta della guerra in Medio Oriente”.
Non mancano neanche le polemiche da parte degli esercenti. Fismo Confesercenti contesta la data d’inizio, troppo anticipata rispetto alla reale stagione estiva e per bocca di Francesca Recine, Presidente dell’associazione, annuncia il lancio di una petizione “per frenare l’eccesso di promozioni e per posticipare l’avvio dei saldi, almeno alla fine della prima settimana di agosto per l’estate e di febbraio per l’inverno”.
I dati Istat confermano anche la profonda sofferenza dei piccoli negozi di prossimità.
In volume, avanzano solo la grande distribuzione (+1,0%) e il commercio elettronico, che registra un balzo del +12,1%. Gli esercizi di vicinato perdono invece l’1,3%, con l’alimentare di prossimità che arretra del 2,7%. Un trend che Confesercenti quantifica nella chiusura di oltre 103mila negozi tra il 2011 e il 2025.


































