Sanità e cultura nelle aree interne: la Basilicata si candida a diventare “capitale diffusa della qualità della vita”

Osservando la mappa della Basilicata, ci si trova davanti a un mosaico unico: paesi arroccati sui crinali, comunità custodi di tradizioni secolari, paesaggi incontaminati e ritmi di vita dettatiancora dal respiro della natura.

Per molto tempo, il fenomeno dello spopolamento e la bassa densità abitativa sono stati trattati e interpretati esclusivamente come fattori di fragilità.

Oggi le evidenze scientifiche e i mutamenti sociali suggeriscono il contrario: i borghi rurali, in Basilicata come in Lombardia e nel resto del mondo, rappresentano un laboratorio a cielo aperto per l’invecchiamento attivo, la prevenzione e il benessere della persona.

In Basilicata vivere a lungo non è un’eccezione o una condizione dettata dalla casualità, ma la naturale conseguenza di uno stile di vita ben preciso.

Commenta Cosimo Latronico, assessore alla Salute, Politiche della Persona e PNRR della Regione Basilicata:

“L’alimentazione mediterranea a chilometro zero, la qualità delle matrici ambientali, la mobilità attiva quotidiana e, soprattutto, la tenuta delle relazioni umane costituiscono gli ingredienti di quella che possiamo definire la nostra “farmacia naturale”. Nei nostri piccoli centri, la solitudine soccombe di fronte a reti sociali informali solide, dove il vicinato è il primo custode del benessere dell’altro.

È questo il patrimonio di capitale umano che dobbiamo valorizzare”.

La longevità non va trattata soltanto come un traguardo demografico, quanto piuttosto come un investimento socio-sanitario coordinato.

Prosegue Latronico:

“E’ compito prioritario dell’istituzione regionale trasformare questo “ecosistema naturale della salute” in un modello di welfare moderno e integrato.

Attraverso i fondi del PNRR e le risorse di programmazione regionale, stiamo ripensando l’architettura dei servizi sociali oltre che sanitari sul territorio.

L’obiettivo è portare la cura dove le persone vivono, anche potenziando la medicina di prossimità, attraverso le case e gli ospedali di comunità e la telemedicina”.

Curare le persone però non significa soltanto curare i loro corpi con la medicina tradizionale, ma anche nutrire le loro menti e le loro anime.

Quando un anziano entra in un teatro, visita un museo o partecipa a un laboratorio di lettura nel proprio paese, smette di essere un “paziente” o un soggetto passivo di assistenza.

Diventa un cittadino attivo, un custode di memoria e un generatore di bellezza.

Aggiunge l’assessore:

“I nostri paesi e i territori interni diventano così i laboratori ideali per questa transizione.

In un’epoca segnata dalla solitudine e dall’isolamento, l’arte e la cultura si configurano come una vera e propria “medicina sociale”, capace di rigenerare le comunità storiche e di dimostrare che la longevità non è il tramonto della vita, ma una nuova stagione di partecipazione e benessere.

Sul welfare culturale e sulla prescrizione sociale abbiamo avviato un’interlocuzione con il Ministero della Cultura, anche grazie al lavoro svolto dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, per attivare sperimentazioni su questo fronte anche in Basilicata.

I paesi lucani, su cui continuiamo a investire risorse, non sono destinati a rimanere semplici ricordi del passato, ma si candidano a diventare la “capitale diffusa della qualità della vita”.

Offrire servizi efficienti di cura e prevenzione significa restituire dignità alle nostre aree interne e, allo stesso tempo, attrarre chi cerca un modello di vita orientato al benessere integrale.

E anche su questo, abbiamo trovato una sensibilità e un grande interesse da parte del Presidente dell’INPS.

La salute non si misura solo in termini di numero di posti letto, maanche con la capacità di garantire a ogni cittadino, in ogni paesedella nostra terra, di vivere a lungo, in salute e curato”.