Quando lo scorso anno prese forma il “Percorso di San Gervasio”, divenne immediatamente evidente che ci si trovava di fronte a un fatto interamente nuovo per la comunità locale e per il panorama dei borghi delle aree interne del Mezzogiorno.
Quest’anno, il cammino si preannuncia ancora più denso e gravido di parole: intese non come astrazioni evanescenti, ma nella loro
semplicità dirompente e forza generatrice, capaci di fondare il pensiero, riempire i vuoti e costruire realtà nuove.
Nato come un’iniziativa popolare e come un’autentica espressione di civismo, il progetto risponde al bisogno spontaneo di una collettività di raccontarsi e scoprirsi, generando una coscienza rinnovata attraverso la riappropriazione della propria identità storica.
L’essenza profonda di questo cammino risiede nell’atto di prendere idealmente possesso di ampie porzioni del Paese Vecchio di Palazzo San Gervasio. Si tratta di spazi spesso poco noti agli stessi residenti, che nella loro malinconica presenza di “periferia interna” – un tessuto urbano talvolta maltrattato e rimaneggiato nel corso del tempo – custodiscono in realtà il segno tangibile di una straordinaria possibilità di riscoperta futura.
Questa operazione di svelamento si propone inoltre come un modello ideale per intercettare il nuovo flusso del turismo lento: una costellazione di viaggiatori consapevoli che attraversano i territori alla ricerca di significati profondi, di storie autentiche e di visioni radicalmente diverse rispetto a quelle standardizzate delle grandi rotte globali.
Lo straordinario successo di pubblico della passata stagione ha dimostrato quanto la comunità avesse necessità di questa condivisione culturale.
Camminando fianco a fianco, i partecipanti hanno respirato il racconto vivo del territorio, imparando a guardare alle sue fragilità storiche e strutturali non come a un limite insuperabile, ma come a un potenziale inespresso.
È in questo preciso capovolgimento di prospettiva che l’esperienza dei vicoli sa generare una feconda “nostalgia del domani”: il desiderio vibrante di un futuro dignitoso fondato sulla bellezza ereditata, dove la speranza operosa non è un’illusione per sognatori distanti, bensì un diritto del cittadino e l’architettura invisibile senza la quale anche la pietra più solida resta muta.
A guidare e tessere le fila di questo diffuso rammendo del significato è il nucleo di curatori composto da Michele Mastrodonato, appassionato di storia e cultura, Rosalba Griesi, anima profonda della nostra comunità, e Camilla Hoffmann d’Errico, che reca in sé il retaggio più alto
della nostra storia condivisa.
Il loro rigoroso lavoro di ricerca, scrittura e restituzione inserisce a pieno titolo il “Percorso di San Gervasio” tra le attività del Centro Studi Manfredi di Svevia, in perfetta coerenza con l’identità visiva espressa nel manifesto ufficiale.
Questo impegno non si è interrotto con la fine dell’estate, ma è proseguito durante l’inverno con la rassegna natalizia in due
atti “La Luce Che Viene”, ospitata in luoghi densi di simbolismo per l’identità locale.
Il cammino riprende ora il suo viaggio estivo con una nuova edizione del Percorso di San Gervasio, caratterizzata da un testo e un tracciato profondamente rivisti, ampliati e riscritti per l’occasione, concepiti per essere vissuti in una preziosa data unica.
Un appuntamento irripetibile per ritrovare, nella memoria della pietra, la bussola per il domani.
Dettagli dell’evento:
Il cammino avrà luogo sabato 4 luglio, con raduno e partenza fissati alle ore 19:30 in Via San Protasio, Palazzo San Gervasio, Potenza.


































