Una protesta che va oltre i cancelli delle scuole e che porta al centro del dibattito pubblico le preoccupazioni, le richieste e le speranze di un’intera generazione.
Sono gli studenti dell‘IIS Federico II di Svevia e dell’IIS Gasparrini-Righetti i protagonisti dello sciopero che ha visto i giovani Melfitani mobilitarsi per denunciare il crescente costo della vita, l’insufficienza delle risorse destinate all’istruzione, le gravi criticità legate alla sicurezza degli edifici scolastici e la distanza, sempre più avvertita, tra la classe politica e le reali esigenze delle nuove generazioni.
Spiegano gli studenti:
“Al centro della mobilitazione, questioni che riguardano non soltanto il mondo scolastico, ma sintonizzano direttamente l’ondata di proteste che ha investito il meridione.
Il caro vita, che grava sulle famiglie e rende sempre più incerta la prospettiva di un’autonomia economica; la carenza di investimenti nell’istruzione e le condizioni di sicurezza delle scuole, che chiamano in causa il diritto a una formazione dignitosa; e, soprattutto, la richiesta di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni nei confronti di chi sarà chiamato a raccogliere le responsabilità del Paese.
Ma il significato della protesta va ricercato anche oltre le singole rivendicazioni.
In un tempo in cui le nuove generazioni vengono spesso descritte come disinteressate dalle dinamiche della vita pubblica, gli studenti di Melfi offrono una testimonianza di segno opposto.
Scegliendo di manifestare, infatti, gli studenti dimostrano che la coscienza civica non è una prerogativa dell’età adulta, ma può e deve maturare proprio tra i banchi di scuola.
Non si tratta semplicemente di contestare decisioni politiche o denunciare difficoltà economiche.
Si tratta di rivendicare il diritto a partecipare alle scelte che determineranno il proprio avvenire.
Perché parlare di scuola significa inevitabilmente parlare di futuro, di opportunità e di uguaglianza.
E quando gli studenti chiedono maggiori investimenti nell’istruzione e ambienti scolastici sicuri, non avanzano soltanto richieste a beneficio della propria categoria, ma richiamano le istituzioni a una responsabilità che riguarda l’intera collettività.
Non di meno, ciò che è accaduto oggi non può che offrire una preoccupante riflessione.
Se a scendere in piazza per rivendicare diritti e condizioni che dovrebbero essere garantiti e a dover richiamare l’attenzione delle istituzioni su questioni tanto essenziali siano proprio gli studenti, dovrebbe rappresentare, prima ancora che un motivo di riflessione, un serio interrogativo per chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica.
Agli studenti del Federico II di Svevia e del Gasparrini-Righetti va dunque riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione della comunità questioni che meritano risposte concrete”.

































