“Bollette sempre più pesanti, carrello della spesa più caro, carburanti che divorano una parte crescente di salari e pensioni.
In Basilicata lavorare costa sempre di più. E vivere dignitosamente sta diventando un privilegio”.
Questa la denuncia di Uil Basilicata che scrive:
“Lo avevamo denunciato mesi fa, dati alla mano.
Oggi ribadiamo con ancora più forza che non possono essere sempre i lavoratori, i pensionati e le famiglie a pagare il conto.
La Regione ha annunciato 10 milioni di euro per l’agricoltura e 7 milioni per il sistema produttivo, con attenzione all’autotrasporto.
Risorse importanti come primo segnale, ma una goccia nel deserto rispetto alla dimensione della crisi.
Non bastano bonus e interventi occasionali. Serve una strategia strutturale!
Chiediamo un piano regionale straordinario che metta insieme sostegno ai redditi, politiche industriali, servizi pubblici e difesa dell’occupazione.
E proponiamo anche soluzioni immediate: più lavoro agile nella pubblica amministrazione, dove possibile, maggiore flessibilità degli orari e una diversa organizzazione del lavoro per ridurre gli spostamenti e alleggerire concretamente le spese dei pendolari.
Ma c’è una questione tutta lucana che non possiamo più accettare.
La Basilicata produce energia, estrae petrolio, contribuisce alla ricchezza energetica del Paese. Eppure le nostre famiglie continuano a pagare un prezzo altissimo per muoversi, riscaldarsi e vivere.
È arrivato il momento di pretendere che una parte maggiore della ricchezza prodotta dal nostro territorio torni davvero ai lucani, anche attraverso un’equa redistribuzione delle rendite energetiche e interventi sugli extraprofitti.
Non possiamo essere ricchi di risorse e poveri di opportunità!
La Regione apra subito un confronto vero con il sindacato, i Comuni, le imprese e le forze sociali. Basta decisioni frammentate e interventi calati dall’alto. Servono programmazione, partecipazione e risultati verificabili.
Perché la competitività non si costruisce abbassando i salari o comprimendo i diritti, ma investendo nel lavoro di qualità, nell’innovazione e nella dignità delle persone.
La nostra richiesta è semplice: più soldi nelle tasche di chi lavora e di chi è in pensione, meno costi per le famiglie, più servizi e più opportunità per il territorio.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo equità, responsabilità e giustizia sociale.
Il caro vita non aspetta. E neppure noi!”.

































