Venosa: dopo circa quarant’anni riprendono gli scavi archeologici presso l’Anfiteatro romano del Parco Archeologico. I dettagli

Dopo circa quarant’anni dalle ultime indagini sistematiche, sono ripresi gli scavi archeologici presso l’anfiteatro romano del Parco Archeologico di Venosa, con l’obiettivo di esplorare i settori ancora non indagati del monumento.

L’intervento, diretto dai Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa e condotto tra Novembre 2025 e Febbraio 2026 dal team di archeologi della Culture Vision Srl, è stato finanziato dalla Direzione Generale Musei.

Dichiara il Direttore dei Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa, Dott. Tommaso Serafini:

“Si apre una nuova stagione di scavi che consentirà di ampliare le conoscenze sull’anfiteatro, espressione dell’urbanitas dell’antica Venusia, con l’obiettivo di restituire l’intero monumento alla fruizione pubblica”.

L’anfiteatro, situato nel settore nord-occidentale del Parco Archeologico, fu scoperto nel 1841-1842 durante scavi ordinati dal governo borbonico.

Dopo un totale abbandono, il sito fu nuovamente oggetto di indagini e restauri nel 1935-1936, in occasione delle celebrazioni del bimillenario della nascita di Orazio, poeta latino originario di Venosa.

Nuovi scavi negli anni Ottanta hanno documentato i resti di un quartiere abitativo di età repubblicana distrutto per consentire la costruzione dell’anfiteatro nel I secolo d.C.

Ulteriori interventi di restauro e valorizzazione hanno coinvolto il monumento negli anni 2006-2007 e 2022-2023, con l’avvio di ricerche da parte dell’Università degli Studi della Tuscia a partire dal 2023.

Di forma ellittica e con un’estensione di circa 7.600 mq, l’edificio fu realizzato sfruttando in parte il pendio naturale e in parte un terrapieno artificiale.

Il materiale ceramico recuperato negli strati di distruzione e livellamento suggerisce una data di fondazione nel corso dell’età giulio-claudia, tra fine I sec. a.C. e prima metà I sec. d.C.

L’anfiteatro risulta composto da un anello esterno in pilastri di grandi blocchi e un corpo centrale, costituito da corridoi anulari e cunei radiali sostenenti le gradinate, in opus reticulatum con successivi rinforzi in opus mixtum.

Poiché la porzione di anfiteatro oggi visibile è frutto di sterri e rifacimenti tra Ottocento e primo Novecento, le nuove indagini consentono di recuperare dati attualmente perduti, chiarendo le modalità costruttive, le trasformazioni dell’edificio e il rapporto tra le strutture e il pendio naturale, per offrire una lettura aggiornata del monumento.

La recente campagna di scavo ha interessato una vasta area di circa 400 mq a nord-ovest delle strutture già note.

È stata documentata un’articolata stratigrafia di tagli e riempimenti moderni e sono emerse tracce di profonde spoliazioni avvenute in età post-antica, forse connesse al cantiere medievale della vicina Chiesa Incompiuta, costruita con materiale di riutilizzo.

Nonostante le manomissioni, le indagini hanno permesso di individuare l’originario impianto dell’edificio e gli elementi strutturali funzionali alla circolazione del pubblico, probabilmente riferibili a un vomitorium (corridoio) o a un sistema di rampe e scale della cavea.

Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi, accompagnati da attività di studio e progettazione finalizzate alla valorizzazione dell’area.

Ecco alcune foto dell’area interessata dagli scavi.