Con vernice il 29 maggio alle 18.30, a valle dell’inaugurazione ufficiale della sesta edizione di Borgo d’Autore, nella centralissima via Garibaldi 35 a pochi metri dal castello Pirro del Balzo, è in programma la vernice della mostra d’arte contemporanea LUCIdaFOLLIA curata da Paola Saraceno- imprenditrice e collezionista – e Sofia Vakali – restauratrice – per la MEWE impresa socio culturale di comunità.
Gli spazi della nascente casa privata della creatività contemporanea nella centralissima via Garibaldi 35, a pochi metri dal castello Pirro del Balzo, ospiteranno l’iniziativa artistica collaterale al festival del libro. Visitabile fino al 3 giugno negli orari indicati in locandina, il filo conduttore delle opere esposte, tutte sculture lampada da utensili della millenaria tradizione agro -silvo- pastorale, sembra essere: Se hai smarrito la strada, guarda da dove vieni.
Fonte di ispirazione primigenia per l’artista Roberto Di Trani – scrivono le curatrici – sono la ricca cultura figurativa autoctona, l’arte agro-silvo-pastorale, gli oggetti di lavoro e quotidianità, quasi tutti ormai in disuso o raccolti in musei della civiltà contadina come semplici “accumuli seriali”. Oggetti in parte catalogati da Eleonora Bracco nella sua “Arte dei Pastori” del 1961 che così conferì loro la dignità di opere d’arte, inserendo alcune collezioni in legno negli spazi idonei alla conservazione per le future generazioni del Museo Archeologico D. Ridola di Matera.
Nell’ultimo decennio Di Trani rivitalizza utensili da lavoro ormai in disuso, cercandoli, rispolverandoli dall’oblio, dialogando con gli utilizzatori del passato, spesso immaginari. Ne riceve suggestioni, stimoli, persino precetti di vita. Attraverso astrazione creativa e perizia manuale, ridona agli oggetti una nuova aurea e nuove funzioni d’uso. Da qui la tramutazione in applique da parete, lampade da terra, lampadari a sospensione, abat jour da comodino. Opere appositamente realizzate per la mostra-mercato LUCIdaFOLLIA in Borgo D’autore a Venosa dai titoli paradossali come “inutile riVangare il passato”, “i panni sporchi si lavano in famiglia”, “setacciomuoio”.
Agli utensili in ferro che hanno già fatto parte della vita quotidiana e di lavoro di altre persone che ci hanno preceduti, Roberto di Trani trasmette il suo pensiero un altro vissuto e li affida nelle mani dei suoi collezionisti di ieri e di oggi. Oggetti che cambiano vita e destino accompagnando, di mano in mano, di casa in casa, altre vite, cambiando geografie e proprietà. Proseguono le referenti della MEWE -Tutti gli oggetti che ci circondano risultano carichi delle nostre esperienze e mutano insieme a noi.
Di grande ispirazione per Di Trani è stato il maestro tedesco Joseph Beuys. Una delle personalità più complesse e interessanti della storia dell’arte della seconda metà del ‘900, Beuys ha compiuto negli anni 70 e 80 anche nel mezzogiorno d’Italia importanti operazioni estetico culturali, via via dando testa, corpo e schiena al progetto “difesa della natura”.
Le opere in mostra a Venosa nascono da una ricerca antropologica: trasmutare oggetti usati nel passato dagli agricoltori in Arte. Sono oggetti rigorosamente usati e quindi intrisi dell’Anima del lavoro e della dignità che da esso discende, carichi di una Storia silenziosa, la Storia di tante vite semplici.
Tessere di un mosaico complesso denominato Umanità.
Composizioni artistiche e di rinnovata funzione d’uso dai titoli ironici e paradossali.
Nel paradosso troviamo la Veritas; il terzo elemento nella Realtà Assoluta, il superamento della dicotomia Uomo/Donna, Bene/Male, Materia /Anima, ci racconta Roberto di Trani nel suo laboratorio en plein murgia air. Una modalità innovativa di difendere la natura e di valorizzare l’homo sapiens sapiens, incarnato qui e ora in un artista lucano che tanto apprezziamo.


































