Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Coordinamento Agricoltori Basilicata sulla situazione idrica regionale e sulla richiesta di audizione al presidente della Regione Vito Bardi, all’assessore Cicala e al presidente del Consorzio di Bonifica della Basilicata Giuseppe Musacchio:
“Potrà sembrare assurdo, per chi non vive la realtà degli agricoltori, parlare ancora di crisi idrica con i bacini pieni. Dopo un inverno piovoso, la domanda è: di cosa vi lamentate? È proprio questo il punto, e qui in pochi hanno il coraggio di spiegarlo.
I dati sui livelli delle dighe sono pubblici. Un anno fa raccontavano siccità ed emergenza, oggi raccontano bacini pieni.
Un miracolo, certo: peccato che lo abbia fatto il cielo e non la Giunta. La pioggia, da sola, ha più capacità di programmazione di un intero assessorato.
Sul territorio, però, la musica è diversa. In zone del Metapontino e del Vulture-Melfese di quest’acqua non c’è traccia. Si naviga a vista come l’anno scorso: prima l’acqua mancava e nessuno sapeva dirci perché, ora c’è e nessuno sa dirci dove. Stesso buio, stagione diversa.
Complimenti per la coerenza.
Per questo chiediamo formalmente un’audizione, in forma riservata, con il presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore Cicala e il presidente del Consorzio di Bonifica della Basilicata Giuseppe Musacchio. Tre responsabilità, una sola acqua. E se non vi metterete d’accordo su chi convoca chi: fatelo voi, perché noi agricoltori siamo già qui, pronti — anzi, considerateci già convocati.
Vogliamo numeri, non informazioni. Le informazioni sono soggettive, dipendono da chi parla e da quando, come se la realtà cambiasse a seconda della stagione politica. I dati sono oggettivi, uguali per tutti: da un dato si ricava qualsiasi informazione serva, da un’informazione senza dato si ricava solo la versione di chi la racconta. E di versioni ne abbiamo collezionate a sufficienza.
La richiesta è semplice: quanta acqua c’è oggi, invaso per invaso; dove arriva e dove non arriva nel Metapontino e nel Vulture-Melfese; perché esistono queste differenze territoriali e cosa si sta facendo per superarle. Basta un foglio con dei numeri sopra. Qui, lo sappiamo, a volte sembra un’impresa titanica.
Resta il nodo più grande: l’accordo di programma sulla gestione dell’acqua con la Puglia, da cui dipenderà chi avrà accesso all’acqua dei nostri bacini. Va rivisto subito, partendo da un’analisi onesta degli errori passati, e va deciso qui, non altrove, da firmare con un sorriso per la foto.
E va deciso con chi rappresenta davvero l’agricoltura lucana oggi, non con il tavolo verde nella sua forma attuale. Lo diciamo da tempo: quel tavolo non è più rappresentativo, e lo sapete anche voi benissimo.
Solo che ammetterlo significherebbe rompere equilibri vecchi di decenni, comodi a chi a quel tavolo siede da così tanto da averne memoria storica e poca voglia di cambiare. Convocare sempre gli stessi soggetti per decidere il futuro dell’acqua non è rappresentanza: è un rito, e i riti servono soprattutto a chi li officia.
Numeri, accordo, rappresentanza: tre temi, una sola urgenza. Le risposte, se ci sono, non costano nulla. Il silenzio comincia a costare parecchio”.


































