Rapone, nasce l’Archivio digitale delle Fiabe e del Patrimonio Immateriale del Vulture. I dettagli

Si è conclusa il 15 giugno, in occasione della tradizionale processione di San Vito, la fase di raccolta e catalogazione dei materiali destinati al nuovo Archivio del Patrimonio Immateriale promosso dal Comune di Rapone nell’ambito del progetto PNRR “Rapone Paese delle Fiabe # Basilicata Culla di Fiabe”.

L’iniziativa, coordinata scientificamente dalla professoressa Laura Marchetti e realizzata dall’APS “Le Strade della Fiaba”, rappresenta uno dei più importanti interventi di documentazione antropologica e culturale condotti negli ultimi anni nell’area del Vulture.

Nel corso della ricerca, studiosi, ricercatori, videomaker e operatori culturali hanno attraversato Rapone e i comuni di Ginestra, Pescopagano, Ruvo del Monte, San Fele, Castelgrande e Rionero in Vulture, raccogliendo testimonianze, racconti, fiabe, rituali, canti, immagini, fotografie, documenti e registrazioni sonore legate alla memoria collettiva delle comunità locali.

L’attività di ricerca sul campo si è ispirata ai grandi studi antropologici italiani del Novecento e al metodo dell’osservazione partecipante, ponendo al centro la relazione diretta con le persone e i luoghi.

Il materiale raccolto confluirà in un archivio organizzato in cinque grandi sezioni: Antropologia dello Spazio, Antropologia Narrativa, Antropologia Rituale, Antropologia Sonora e Antropologia Visuale.

Una struttura capace di conservare non soltanto le fiabe e le leggende popolari, ma anche i saperi quotidiani, i mestieri tradizionali, i paesaggi culturali, le feste religiose, i suoni della terra e le pratiche comunitarie che definiscono l’identità dei luoghi.

La costruzione di un archivio non rappresenta un semplice esercizio di conservazione.

Ogni civiltà ha affidato agli archivi la custodia della propria memoria: dalla Biblioteca di Alessandria agli Archivi Vaticani, dalle grandi raccolte fotografiche del Novecento fino ai moderni archivi digitali che conservano dati scientifici, biodiversità e patrimoni genetici.

Persino le banche mondiali dei semi, come quelle realizzate per proteggere la diversità agricola del pianeta, nascono dalla stessa consapevolezza: ciò che non viene custodito rischia di essere perduto per sempre.

In questa prospettiva, l’Archivio del Patrimonio Immateriale di Rapone non è soltanto una raccolta documentaria. È uno strumento di trasmissione intergenerazionale, una risorsa per studiosi, scuole, amministrazioni pubbliche e cittadini, ma anche una piattaforma capace di generare nuove opportunità culturali e turistiche per l’intero territorio.

Nei prossimi giorni il materiale raccolto sarà consegnato al soggetto incaricato della realizzazione della piattaforma digitale che consentirà la consultazione pubblica dell’archivio, rendendo accessibile a tutti un patrimonio di conoscenze costruito dalle comunità e restituito alle comunità stesse.

L’archivio rappresenta così il punto di arrivo di un lungo lavoro di ricerca e, al tempo stesso, il punto di partenza di una nuova fase dedicata alla valorizzazione del patrimonio immateriale del Vulture e della Basilicata.