A Venosa il festival che trasforma gli spazi urbani in un cammino di comunità

A Venosa torna Roba da Matti “il festival dei diritti umani” a cura dell’associazione antistigma Alda Merini l’edizione 2026  nella sua XII edizione dà risalto al  rito di passaggio tra arte e rigenerazione umana. Patrocinato dal Comune di Venosa.

Roba da matti 2026, torna ad abitare gli spazi urbani ponendo l’attenzione sui temi sociali ed esistenziali. L’obiettivo è sempre quello di stimolare una rigenerazione umana attraverso processi culturali che l’associazione definisce di” Resistenza Umanistica”.

L’appuntamento di quest’anno del 9 Agosto a partire dalle ore 19,30, propone Il Tempo di mezzo, un viaggio onirico e simbolico che indaga il concetto di soglia, di rito di passaggio e l’importanza che i simulacri rivestono oggi nel nostro rapporto tra infanzia, memoria ed età adulta per difenderci da una società sempre più distopica

Il Viaggio si articola in tre tappe:

1 tappa è: L’ascolto e il silenzio della bambola nella Piazza San Martino

2 tappa: La drammaturgia tra voce e danza in largo San Martino, incentrata sul rapporto tra la bambola e i balocchi. In questa vi è la partecipazione dell’attrice melfitana Gabriella Bagnasco,della Basilicata ARTEDANZA e la presenza della giovane psicologa  la dr.ssa Iris Tortora e della associazione.

3 tappa: La creazione  di un’opera collettiva a cura della pittrice potentina Patrizia Ferarra, che trasformerà l’esperienza in un abbraccio  di colore e di comunità.

Attraverso la suggestione dell’ascolto, della drammaturgia e dell’espressione pittorica si intrecciano le installazioni artistiche curate dall’ ANFFAS di Venosa e dell’AIAS di Melfi e dai volontari dell’associazione. Realizzate con materiali di recupero e tessuti di riuso, le opere tracciano una vera e propria mappa sensoriale tra i vicoli del centro storico.

Seguire questi cammini significa allontanarsi dal frastuono della movida estiva per riappropriarsi di piazzette appartate: luoghi della memoria collettiva in cui un tempo risuonavano i giochi di strada e dove oggi, attraverso la resistenza umanistica dell’arte, la comunità torna a riscoprire la poesia del confine.

Secondo gli organizzatori del festival “oggi abitare la soglia significa accettare la fragilità del passaggio e ritrovare il valore del rito.

In un momento storico che brucia le tappe e cancella le transizioni, Roba da Matti, invita la comunità a fermarsi proprio sul confine: attraverso il silenzio, la voce, la danza e l’evocazione dei balocchi, lo spazio urbano diventa il palcoscenico naturale in cui riscoprire quel passaggio e quella soglia; è sul confine –dove il dentro incontra il fuori- che si gioca il senso dell’umanità e l’autenticità di ciò che siamo e custodisce la parte più autentica .

La cittadinanza è invitata a partecipare.