Lo scorso 23 maggio, nell’auditorium del Centro Sociale “Pasquale Sacco” di Rionero vi è stata la rappresentazione teatrale delle classi seconde della Scuola Primaria dell’I.C. “Ex Circolo Didattico” di Rionero in V.re.
Sul palco, un cast d’eccezione: non gli alunni, ma le loro mamme e i loro papà, diventati portavoce dei pensieri più intimi e sinceri dei propri figli.
Tutto è nato tra i banchi di scuola, dove le maestre, nell’ambito di un progetto formativo, hanno guidato i piccoli in un percorso di scrittura.
Ne sono emersi pensieri limpidi, a volte taglienti nella loro spietata verità: la sensazione di non essere ascoltati, la vista di genitori costantemente “connessi” o sommersi dalle commissioni, il desiderio gridato a bassa voce di avere anche solo dieci minuti di gioco o di racconto, senza indugi e senza fretta.
Il copione? Interamente scritto prendendo spunto proprio dai pensieri dei bambini. Un testo semplice ma potente, a tratti ironico e a tratti disarmante, che ha messo a nudo il delicato tema della comunicazione tra adulti e bambini, accendendo i riflettori su quel “tempo di qualità” che oggi, tra ritmi frenetici e mille impegni quotidiani, rischia di andare perduto.
Al centro della scena un ambiente domestico e la frase che ogni bambino si è sentito rivolgere almeno una volta: “Dopo, adesso non ho tempo!” Inizia così, con una sferzata di dolorosa verità, lo spettacolo teatrale dal titolo “Mamma, papà… ci siete?” che ha avuto un successo straordinario, fatto di risate, riflessioni e qualche lacrima di commozione tra il pubblico.
Subito dopo lo spettacolo, le voci di chi è salito sul palco, i genitori:
«Si mettono da parte i copioni ma non le storie raccontate, il teatro è così… e questa volta più che mai dato che sul palco sono salite le voci dei bambini, i timori di noi genitori, l’importanza della scuola e, inaspettatamente, tutto ciò ci ha dato l’occasione di diventare comunità nella sua forma più bella […] per rispondere […] alla chiamata: ‘Mamma, papà ci siete?’ Sì, ci siamo, non perfetti, con tutti i nostri limiti, con la stanchezza, con gli errori…. ma con un amore enorme e con la voglia, ogni giorno, di diventare persone migliori per voi».
«Porto a casa dopo questa esperienza un carico di riflessioni e di emozioni. Questo spettacolo ha creato un ponte tangibile tra la scuola e noi famiglie, ci ha fatto vedere quanto questi due mondi sono complementari nella crescita dei nostri figli […]. Un grazie alle maestre, tutte le nuove e le storiche, per la pazienza, la professionalità, e per il tempo e l’energia dedicato questa volta a noi genitori. Grazie per averci coinvolto direttamente, momenti come questo rafforzano il senso di comunità e ci spingono a cercare soluzioni condivise […] per restituire ai nostri figli il tempo e l’attenzione che meritano».
«Il mio viaggio all’interno di “Mamma, papà… ci siete?” è stato un continuo incastrare tessere […]. Eppure, proprio da quella prospettiva un po’ più tecnica e di coordinamento, ho visto prendere forma, sera dopo sera, quel ponte tangibile tra scuola e famiglia […]. Dedicare tempo ed energie per far funzionare l’ingranaggio di un’iniziativa comune è un investimento diretto sul benessere dei nostri figli».
«Questa esperienza è stata molto coinvolgente e significativa […]. Interpretare il ruolo della mamma nella rappresentazione è stato interessante […] mi ha permesso di immedesimarmi in dinamiche che oggi appartengono a molte famiglie».
«Quando la scuola chiama, noi famiglie siamo tenuti a rispondere […] perché è giusto che i nostri figli sappiano che scuola e famiglia camminano di pari passo. […] Il lavoro di squadra e la complicità che si è venuta a creare […] è stato qualcosa di stupendo ed emozionante. Per non parlare della risposta dei nostri figli […]: i loro occhi erano felici, soddisfatti ed emozionati. Lo abbiamo fatto per loro […] e per la scuola in generale […]. Che ben vengano queste iniziative… siamo stati una bellissima squadra».
«All’inizio non ero molto euforica […] poi però al primo incontro ho capito […]. Vedere mia figlia entusiasta di vedermi “recitare” […] ho provato a mettermi in gioco proprio per lei…. con una vergogna esagerata ma con grande entusiasmo […]. Abbiamo iniziato questo percorso con un gruppo che è stato da subito affiatato […], abbiamo fatto davvero un bel lavoro. La sera dello spettacolo la cosa più bella? I nostri figli in prima fila a guardarci con gli occhi dell’amore, tutti super commossi e felici […], un’emozione unica […]»
«La cosa che mi ha colpito di più è stato rendermi conto che mio figlio non va solo a scuola per imparare ma vive in una famiglia allargata fatta di amici ed insegnanti che lo proteggono […]. Sono una mamma che lavora […] ma questo progetto mi ha aperto gli occhi su una cosa fondamentale: la casa può aspettare, mio figlio no»
«Ho trovato un gruppo di genitori affiatati […]. Mi piace pensare alla scuola e alle famiglie unite, con l’unico obiettivo di cercare di far crescere in modo sano ed equilibrato i nostri figli La cosa più emozionante è stata vedere mia figlia emozionata e felice di vedere i suoi genitori fare qualcosa di impensabile per lei, di vincere imbarazzi e barriere mentali […]. Grazie a tutti per avermi fatta sentire parte di un meraviglioso gruppo».
Ed è così che per la scuola si è aperta una nuova prospettiva, quella della comunicazione efficace e profonda con le famiglie che si sono messe in ascolto degli insegnanti per comprendere meglio i bisogni dei loro figli, sviluppando una maggiore consapevolezza della propria responsabilità educativa; una sorta di “formazione sul campo”, trasversale, ma più potente di qualsiasi conferenza pedagogica.
Il successo di questo spettacolo conferma che la strada dell’inclusione passa da qui: una scuola aperta, dove le famiglie ascoltano, comprendono e collaborano attivamente con i docenti per promuovere il benessere e il successo formativo degli alunni, un ponte d’inclusione tra scuola e famiglia, che ha trasformato la distanza comunicativa in una reale alleanza per il futuro dei nostri bambini.


































