Dopo giorni politicamente complessi, la Camera ha approvato lo Stabilicum, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dal centrodestra.
La riforma della legge elettorale entra così nel vivo, con 217 sì e 152 no in uno scrutinio segreto che hanno dato il via a un’ampia protesta da parte delle opposizioni.
A favore i partiti di maggioranza, soli contro tutti gli altri, fa sapere qufinanza, compreso Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che era sembrato di colpo un potenziale alleato.
Il testo passa ora all’esame del Senato.
La maggioranza è dunque riuscita a portare a casa il primo via libera.
Ma cosa prevede davvero la nuova legge elettorale? Dal premio di maggioranza alle liste bloccate, fino al voto per i fuori sede, vediamo i punti principali.
Primo scoglio parlamentare superato per lo Stabilicum, che ha ricevuto 217 voti favorevoli e 152 contrari, come detto.
Stavolta lo scrutinio segreto ha dato i frutti sperati da Giorgia Meloni.
Durissimo però il commento del leader del M5S Giuseppe Conte, che ha parlato di una “truffa per imbullonare alle poltrone” la maggioranza.
Il cuore della riforma è un sistema proporzionale con premio di governabilità.
Di fatto la coalizione che ottiene almeno il 42% dei consensi riceve 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato.
Esiste però un tetto massimo:
- 220 eletti a Montecitorio;
- 113 eletti a Palazzo Madama.
Nel caso in cui nessuna coalizione raggiungesse quella soglia, così come nel caso in cui Camera e Senato producessero esiti diversi, si procederebbe con un proporzionale puro, senza alcun premio.
La scelta dei candidati aveva fatto saltare la maggioranza nei primi giorni di confronto in Aula. Il fronte si chiude con un ritorno alle liste bloccate nei collegi plurinominali.
Niente preferenze, dunque, con il premio “diviso” in listini circoscrizionali, i cui nomi compaiono sulla scheda.
Restano inoltre le soglie di sbarramento del vecchio Rosatellum:
- 10% per le coalizioni;
- 3% per le singole liste.
Senza dimenticare il “ripescaggio” previsto per il miglior perdente, ovvero la prima lista sotto il 3%. Le liste minori sotto soglia risultano però penalizzate di fatto da un emendamento approvato in Aula. In pratica le due grandi coalizioni non potranno presentare più di una lista a rischio.
Con un emendamento approvato all’unanimità, la riforma introduce una misura attesa da tempo: il voto per i fuorisede. Studenti e lavoratori temporaneamente domiciliati in un’altra regione per almeno nove mesi potranno votare nel comune di domicilio, iscrivendosi in un apposito elenco entro il 31 dicembre dell’anno precedente.
Cambia anche la circoscrizione Estero, ridisegnata riducendo da 4 a 2 le ripartizioni per la Camera (Europa ed extra-Ue) e da 4 a 1 per il Senato. Sul fronte della raccolta firme, infine, è previsto l’esonero solo per chi ha un gruppo parlamentare costituito prima del 31 dicembre 2025. All’atto pratico, ne restano esclusi Futuro Nazionale e +Europa.
Molto dura la reazione delle opposizioni, con M5S e PD in prima fila. Ecco le parole di Giuseppe Conte:
“Mentre i salari si abbassano e i prezzi del carburante schizzano, il governo ha deciso che la priorità del Paese è la legge elettorale. Si vogliono cambiare le regole del gioco per passare dalla stabilità alla inamovibilità”.
Questa invece la reazione della segretaria del PD Elly Schlein, che ha puntato il dito sulle divisioni nella maggioranza:
“Ieri Meloni ha tradito anche i suoi alleati per rincorrere Vannacci. Non c’è più una maggioranza, è un colabrodo. (…) Vi siete ridisegnati i collegi dell’estero per favorire i vostri, vergogna”.


































