Preparatevi a un risveglio decisamente più amaro.
Se pensavate che i rincari fossero solo un brutto ricordo, c’è una pessima notizia: il prezzo del caffè è tornato a surriscaldarsi sui mercati finanziari.
Nel giro di appena un mese, le quotazioni della pregiata varietà Arabica sono volate del 30 per cento tornando ai livelli record dello scorso gennaio.
A sostenere il mercato, precisa tiday, sono soprattutto le incertezze sul Brasile, primo produttore mondiale.
In una fase caratterizzata da scorte certificate molto basse, ogni possibile problema nella raccolta o nella qualità dei chicchi provoca reazioni immediate degli investitori.
Tutto parte da molto lontano, precisamente dalle piantagioni del Brasile.
Di solito, l’inizio dell’estate è il momento cruciale per la raccolta, un lavoro che richiede un clima secco.
Quest’anno, però, è successo il contrario.
Le precipitazioni eccezionali registrate a giugno nelle principali aree di produzione del Brasile hanno rallentato la raccolta e complicato l’essiccazione dei chicchi, che richiede condizioni prevalentemente asciutte.
L’eccesso di umidità può favorire fermentazioni indesiderate, muffe e difetti qualitativi, in particolare per i caffè lavorati con metodi naturali. Secondo Safras & Mercado, all’inizio di luglio era stato raccolto il 52 per cento della produzione brasiliana, contro il 60 per cento raggiunto nello stesso periodo del 2025 e una media quinquennale del 55 per cento. Il ritardo riguarda soprattutto le coltivazioni di Arabica.
Le tensioni trovano conferma nell’ultimo rapporto dell’International Coffee Organization che ha cominciato a incorporare il rischio climatico legato alle piogge brasiliane e al rafforzamento di El Niño.
L’ormai noto surriscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico che stravolge il clima mondiale.
Per il caffè, significa temperature folli e piogge totalmente imprevedibili che rischiano di bruciare i raccolti futuri ancor prima della fioritura.
Nel rapporto di giugno l’organizzazione citava una probabilità del 67 per cento di un evento eccezionalmente intenso.
Le previsioni sono state successivamente riviste al rialzo: nell’aggiornamento del 9 luglio la Noaa ha indicato un’81 per cento di probabilità che El Niño raggiunga un’intensità “molto forte” tra ottobre e dicembre, collocandosi tra gli episodi più importanti osservati dal 1950.
Gli effetti non sono automatici né identici in tutte le regioni, ma un El Niño intenso può alterare temperature e distribuzione delle piogge nelle principali aree produttrici. L’attenzione riguarda soprattutto le prossime fasi di fioritura e le prospettive dei raccolti futuri.
Ad amplificare la volatilità contribuisce il livello ridotto delle scorte certificate, cioè del caffè depositato nei magazzini autorizzati e disponibile per la consegna attraverso i mercati dei futures.
Alla fine di giugno le scorte certificate di Arabica negli Stati Uniti erano diminuite del 13,3 per cento rispetto al mese precedente, fermandosi a circa 410mila sacchi: il livello più basso dal febbraio 2024.
Quelle di Robusta a Londra erano invece aumentate del 4,8 per cento, raggiungendo 680mila sacchi. Complessivamente, però, le giacenze certificate restano molto contenute e lasciano al mercato margini limitati per assorbire nuove interruzioni dell’offerta.
Oggi una tazzina di espresso al bar in Italia costa mediamente circa 1,30 euro (con ovvi rincari nelle zone più turistiche), in aumento del 3,5 per cento su base annua.
Ma quanto potrebbe aumentare ancora? In realtà poco.
La materia prima agricola incide soltanto per pochi centesimi.
Per preparare un espresso la Fipe calcolava nel 2024 che occorrano circa 7 grammi di caffè tostato, corrispondenti a circa 8 grammi di caffè verde: in pratica il caffè verde contenuto nella tazzina vale circa 4 centesimi; dopo tostatura, lavorazione, confezionamento e distribuzione, il prodotto arrivava al bar con un valore di circa 20 centesimi.
In pratica su un espresso venduto a circa 1,30 euro, il valore del caffè verde incide solo per pochi centesimi, mentre il prodotto già tostato, confezionato e consegnato al locale può pesare per circa 20-25 centesimi.
La parte più consistente del prezzo serve a coprire il costo del personale, l’affitto, l’energia, l’acqua, la manutenzione della macchina, i consumabili e le spese amministrative, oltre all’Iva del 10%.


































