Un invito ad andare controcorrente, a rifiutare la logica della violenza e a trasformare la scuola in un grande presidio di libertà.
È il cuore del messaggio che il vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, Monsignor Ciro Fanelli, ha indirizzato alla comunità scolastica in occasione dell’avvio del nuovo anno.
Analizzando le fatiche del tempo presente — segnato da guerre, difficoltà economiche e da un clima diffuso di rabbia che talvolta si insinua anche tra i giovanissimi — il Vescovo offre una visione di speranza per evitare che i ragazzi cedano al cinismo.
Nel testo, Mons. Fanelli si rivolge direttamente agli studenti chiedendo loro il coraggio di contrastare il bullismo:
«La violenza e il disprezzo non sono prove di forza, ma maschere della paura. Sostituite il pugno chiuso con la mano tesa, la provocazione con il dialogo». Esorta poi i ragazzi a usare lo studio per cambiare le cose:
«La scuola vi dona le parole per pensare con la vostra testa. Usatele per disarmare l’odio. Siete fatti per grandi sogni, non per soffocare nel rancore».
Per orientare il cammino, il vescovo utilizza due immagini forti. La prima è il concetto di «ri-esistere», mutuato dall’Ulisse di Alessandro D’Avenia, inteso come la forza di «rinascere ogni volta che ci sentiamo spezzati, restando umani».
La seconda è la testimonianza di Don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana — la piccola frazione toscana dove il sacerdote diede vita a un modello educativo rivoluzionario per i figli dei contadini —, ricordando che la scuola non è un freddo “esamificio”, ma «il cantiere in cui si impara a farsi carico degli altri vincendo l’indifferenza».
Proprio sulla scia dell’insegnamento di Barbiana, Mons. Fanelli lancia un’importante sfida che coinvolgerà la diocesi nei primi mesi: «La sfida che attraverso il Sinodo vogliamo raccogliere a partire da quest’anno è dare a tutti la parola, in modo particolare a voi ragazzi».
Il messaggio si conclude con un forte appello al mondo adulto. Ai docenti e ai dirigenti il presule ricorda: «Voi non trasmettete solo nozioni: custodite la democrazia e la speranza.
Insegnate il valore della fatica e siate capaci di scorgere il fuoco del talento anche dove gli altri vedono solo cenere». Alle famiglie viene invece chiesta una forte collaborazione: «Vi chiedo di camminare alleati. Scuola e comunità ecclesiale sono unite a voi in un patto educativo necessario per sorreggere i nostri giovani e mostrare loro che il futuro è una promessa da costruire, non una minaccia da temere».
































