Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’Associazione U uattënniérë:
“San Fele e le sue cascate, ancora una volta, si confermano il giusto luogo da vivere e visitare.
In circa 15 anni questo sito è diventato, meritatamente, uno degli attrattori più importanti e visitati della Basilicata.
In questi anni, grazie all’importante impegno volontario dell’associazione, migliaia e migliaia di visitatori da ogni luogo della Basilicata, dalle regioni limitrofe, dall’Italia e molti anche dall’estero hanno visitato la comunità ed ammirato la straordinaria bellezza delle Cascate di San Fele, il tutto senza alcun spreco di risorse pubbliche.
Numerosi sono stati, negli scorsi mesi, anche gli interventi di messa in sicurezza dei sentieri da parte del Parco Regionale del Vulture e del comune di San Fele, oltre alla messa a disposizione dei visitatori del Mulino Bradano, di cui è stata recentemente completata la ristrutturazione.
Molto rimane ancora da fare per dotare il luogo delle infrastrutture necessarie, ma per fare questo occorre l’impegno particolare della Regione Basilicata.
I mesi di settembre e ottobre, con l’autunno, rappresentano un ulteriore momento ideale di visita e ammirazione della bellezza del luogo.
Le cascate di San Fele: la storia e la naturaIl torrente Bradano sgorga dall’Appennino Lucano, in località Matise di San Fele, in provincia di Potenza, per confluire nella fiumara di Atella e poi nel fiume Ofanto.
Attraversando il territorio del comune di San Fele, il torrente è costretto ad effettuare dei particolari salti di quota che danno origine alle naturali e suggestive cascate di San Fele.
Le cascate prendono il nome “U uattënniérë”, la trasposizione dialettale di “Gualchiera”: una macchina utilizzata in antichi opifici costruiti a ridosso delle cascate.
Sfruttando la forza dell’acqua, una grande ruota azionata trasmetteva il movimento ad un cilindro orizzontale nel quale erano inserite, verticalmente, le aste dei folloni.
Questi terminavano con pesanti magli che, entrando e uscendo da una vasca (dove sul fondo venivano posti i tessuti), servivano a gualcare la lana; le proprietà feltranti del panno venivano così rese più compatte e meno ruvide.
La Gualchiera di San Fele è rimasta in uso fino agli anni ’40 del secolo scorso.
La potenza dell’acqua veniva impiegata anche per il funzionamento di antichi mulini (oltre 20), i cui resti (così come quelli della Gualchiera) testimoniano l’ingegno e la dedizione al lavoro dei Sanfelesi”.

































