I numeri sulla mobilità dal Mezzogiorno raccontano una realtà che non può più essere affrontata con la rassegnazione.
Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150 mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni.
Nel solo 2025, inoltre, 112 mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno per trasferirsi verso il Centro-Nord, mentre soltanto 67 mila hanno compiuto il percorso inverso: un saldo negativo di circa 45 mila residenti in un solo anno.
Ma il dato più preoccupante è un altro: a partire sono soprattutto i giovani più formati.
Afferma Gerardo de Grazia, della Confsal Basilicata:
“Non possiamo limitarci a dire che i giovani partono perché cercano migliori opportunità.
Dobbiamo chiederci perché quelle opportunità non siamo in grado di costruirle qui.
Una regione investe nella scuola, nell’università, nella formazione e nella crescita dei propri ragazzi.
Poi, quando questi ragazzi diventano laureati e acquisiscono competenze, spesso è un altro territorio a beneficiare del loro lavoro, dei loro consumi, delle loro tasse e della loro capacità professionale.
È un trasferimento di valore dal Sud verso il resto del Paese”.
Per la Confsal Basilicata questa dinamica rappresenta una delle questioni centrali da affrontare.
Non è soltanto spopolamento.
Non è soltanto denatalità. Non è soltanto emigrazione. È perdita di capitale umano.
E per una regione come la Basilicata, già caratterizzata da una popolazione ridotta e da una forte dispersione territoriale, ogni giovane che parte senza trovare una ragione per tornare rappresenta una perdita che si ripercuote sull’intera comunità.
Continua de Grazia:
“Ai nostri ragazzi, non possiamo dire semplicemente “restate”.
Dobbiamo creare le condizioni perché restare sia una scelta e non una rinuncia.
Servono lavoro qualificato, salari adeguati, servizi sanitari efficienti, welfare, infrastrutture, trasporti, università, ricerca e soprattutto una vera politica industriale.
La Basilicata non può essere considerata soltanto una terra dalla quale estrarre risorse naturali. Deve diventare una terra nella quale investire sulle persone”.
La Confsal Basilicata ritiene quindi necessario aprire una nuova stagione di programmazione regionale, capace di mettere al centro giovani, competenze e lavoro.
È necessario costruire un patto tra istituzioni, imprese, università e parti sociali affinché le competenze formate in Basilicata possano diventare il motore dello sviluppo regionale.
Perché il problema non è che i nostri giovani siano troppo qualificati.
Il problema è che la Basilicata non riesce ancora a offrire loro abbastanza motivi per restare.
Conclude de Grazia:
“Abbiamo bisogno di cambiare prospettiva.
Non dobbiamo più chiederci quanti giovani possiamo permetterci di perdere.
Dobbiamo chiederci quanto sviluppo possiamo costruire se riusciamo a trattenerli, attrarli e farli tornare.
La Basilicata non deve più essere il territorio che forma e consegna. Deve diventare il territorio che forma, trattiene e valorizza”.

































