MELFI: RAGAZZI DISABILI SI METTONO IN GIOCO NELL’IMPORTANTE PROGETTO “LE CHIAVI DI CASA”

Il progetto di residenzialità breve “Le chiavi di casa”, ideato ed organizzato per verificare le reali possibilità e capacità di vita autonoma delle persone con disabilità intellettiva, è stato presentato in quarta Commissione consiliare Mercoledì 8 Marzo.

Il progetto, finanziato da Fondazione con il Sud e patrocinato da Comune di Potenza, Comune di Melfi e Fondazione Avisper, ha visto la partecipazione di 6 associazioni: Aipd (Potenza e Vulture), Crescere insieme, H Lettera muta, Peter Pan, Solarmente onlus, Zia Lisa.

Durante l’incontro è stato mostrato ai consiglieri (come già fatto lo scorso 23 febbraio durante la seduta della IV Commissione del Comune di Potenza) un cortometraggio che ha come protagonisti quattro ragazzi che hanno preso parte al progetto e la partecipazione straordinaria di Vincenzo Lauria, noto attore teatrale potentino.

Il corto vuole mostrare l’avviamento dei ragazzi verso un’esperienza di residenzialità breve e i loro importanti progressi nell’imparare a pianificare tempi, spazi e risorse per gestire la vita domestica quotidiana in una casa nuova e in assenza dei familiari.

Il cortometraggio è visionabile su youtube al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=LD9lgY98fO8.

Il progetto è stato ideato ed organizzato per verificare le reali possibilità e capacità di vita autonoma delle persone con disabilità intellettiva, anche nella ricerca di possibili soluzioni per la vita delle persone con disabilità, “dopo di noi”, inoltre offre un sostegno psicologico ai genitori per favorire il processo di distanziamento/separazione dai propri figli, ormai divenuti adulti.

L’avviamento di esperienze di residenzialità breve nasce come prima risposta ad un assillante problema che i genitori di figli con disabilità intellettiva si pongono in forma spesso angosciosa: quello del cosiddetto “dopo di noi” e cioè il non sapere quali scenari si apriranno per i propri figli quando essi non saranno più capaci di occuparsene.

Queste esperienze dovrebbero essere propedeutiche ad un futuro autonomo alternativo a soluzioni meramente assistenzialistiche.

Obiettivi dell’azione sono i seguenti:

  • sviluppare, secondo il modello della sperimentazione, un contesto di residenzialità nel quale le persone con disabilità intellettiva possano acquisire competenze necessarie alla gestione della vita domestica quotidiana, con il massimo grado di autonomia possibile e di sicurezza possibile;
  • integrare l’esperienza di autonomia abitativa di ciascun partecipante nel percorso evolutivo personalizzato;
  • coinvolgere attivamente le famiglie nella organizzazione e nel monitoraggio del progetto ed offrire loro un aiuto psicologico che li sostenga nel processo di separazione dai loro figli e nel riconoscimento dei loro bisogni di indipendenza dalla famiglia.

I ragazzi sono stati suddivisi in gruppi di 4 elementi ciascuno, supportati da un educatore e da più volontari che hanno accompagnato i ragazzi nei vari momenti della giornata, interni ed esterni all’appartamento. Ogni gruppo ha fatto due esperienza di residenzialità al mese, della durata di 2 giorni ed una notte, preferibilmente nel fine settimana.

L’esperienza inizia con l’arrivo dei ragazzi, la mattina alle ore 10:00 e termina la sera del giorno seguente, alle ore 19:00.

E’ stata data inoltre molta importanza all’integrazione del gruppo nella comunità locale, attraverso iniziative legate all’impiego del tempo libero.

Particolare attenzione è stata rivolta all’organizzazione di tutte le attività esterne che hanno comportato il rapporto con persone nuove, gli spostamenti con i mezzi pubblici e la partecipazione alla vita sociale della città.

I percorsi di accompagnamento alle famiglie hanno avuto la seguente organizzazione:

  • incontri del gruppo genitori: 1 al mese, della durata di due ore, con il coordinamento di uno psicologo
  • incontri individuali e/o a piccoli gruppi con gli educatori: 1 al mese
  • incontri individuali con lo psicologo: a richiesta degli interessati, in giorni ed ore concordati.

Durante questo progetto, anche i genitori hanno avuto la forza di mettersi in gioco e di iniziare un cammino interiore per conoscere meglio se stessi e la relazione con i propri figli.

Tanti passi sono stati fatti dai ragazzi e dalle loro famiglie, ma le esperienze di vita autonoma vissute non possono assolutamente concludersi.

E’ necessario cercare soluzioni logistiche, organizzative e finanziarie che consentano di andare avanti perché, grazie alle osservazioni finora raccolte, crediamo veramente che, per alcune persone con disabilità intellettiva, il “dopo di noi” possa essere costituito da una condizione di vita indipendente, con basso livello di assistenza e più alta qualità della vita.