Melfi, PMC e Brose: “Otto mesi di presidio, nessun verbale firmato”. La richiesta

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’On. Arnaldo Lomuti:

“Ho incontrato molte volte i lavoratori di PMC Automotive nel presidio che ormai da otto mesi occupa l’area industriale di San Nicola. Otto mesi.

Una tenda, i turni del corpo, una resistenza che non ha ceduto nonostante le promesse ripetute, i tavoli convocati al Mimit, le dichiarazioni rassicuranti di chi governa la Basilicata.

Ho voluto esserci di persona, come ho fatto dall’inizio di questa vertenza, perché certe cose si capiscono soltanto guardando in faccia chi le vive.

Leggo oggi che l’assessore Cupparo garantisce certezze “entro la fine del mese di luglio” per i lavoratori di PMC e Brose. Me lo auguro.

Ma la cronologia documentata dai lavoratori racconta un’altra traiettoria: quando il presidio è iniziato, era stata dichiarata la disponibilità ad assorbire l’intero personale, impiegati e operai, escludendo solo chi era prossimo alla pensione.

Poi è venuto fuori che gli impiegati non si volevano, con la pretesa di un perimetro composto esclusivamente da operai.

Quando gli impiegati hanno accettato il demansionamento pur di restare, è emerso che avrebbero dovuto accettare livelli e stipendi inferiori.

Ora risulta che probabilmente anche i lavoratori di 64 anni resteranno fuori — nonostante l’età pensionabile scatti a 67 anni per chi non ha i requisiti dell’anticipata — mentre è stata avviata una procedura di uscite volontarie incentivate per ridurre ulteriormente la platea. Una sequenza che ha una direzione soltanto: verso il basso.

A questo si aggiunge un elemento che rende ancora meno comprensibile il silenzio istituzionale.

Al tavolo ministeriale è stato esaminato un progetto industriale che contiene il numero preciso dei lavoratori destinati all’assorbimento.

Quel piano non è mai stato comunicato ai lavoratori che ne sono i diretti soggetti.

Se le certezze esistono, sono già scritte in un documento.

Tenere riservato un piano che decide il futuro occupazionale di decine di famiglie non è una necessità negoziale: è una scelta politica. E quella scelta ha un nome: si chiama opacità.

Ho quindi due domande precise che rivolgo alla Regione Basilicata e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Prima: dopo otto mesi di presidio permanente e tre tavoli al Mimit, perché non esiste ancora un verbale formale e firmato che vincoli le parti agli impegni assunti?

Seconda: perché il progetto industriale presentato al Ministero — quello con i numeri precisi — non è mai arrivato nelle mani di chi lo subisce?

I lavoratori hanno il diritto elementare di conoscere i contenuti di un piano che riguarda la loro vita.

Non è una questione di sfiducia personale. È una questione di metodo e di rispetto per chi ha tenuto un presidio permanente per otto mesi, per chi ha proposto la rinuncia alle ferie pur di lavorare in sicurezza, per chi ha già accettato condizioni progressivamente peggiori nel tentativo di salvare ciò che rimaneva.

Questa disponibilità non può essere ricambiata con dichiarazioni che ogni settimana cambiano contenuto senza lasciare traccia scritta.

Ho detto ai lavoratori ciò che penso: che la vertenza PMC e Brose è lo specchio della crisi industriale della Basilicata e che non si può governare con annunci revocabili a discrezione di chi li formula.

Il Movimento 5 Stelle continuerà a essere presente, in Parlamento e sul territorio, finché non esisterà un accordo vincolante che protegga tutti i lavoratori coinvolti, nessuno escluso. Né gli impiegati, né i sessantaquattrenni, né chi ha firmato per le uscite incentivate senza sapere ancora cosa troverà dopo.

Chiedo formalmente all’assessore Cupparo e al Governo di rendere pubblici, entro il prossimo tavolo del 21 luglio, i verbali già prodotti negli incontri ministeriali precedenti e il progetto industriale esaminato al Mimit.

Se quei documenti non esistono, è già una risposta. Se esistono e non sono stati condivisi con i lavoratori, è un problema ancora più grave. La Regione Basilicata smetta di rassicurare e inizi a firmare”.