“La Basilicata estrae petrolio ma subisce la stangata più pesante d’Italia”.
Così scrivono in un Comunicato Alessia Araneo e Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata).
Continuano:
“Per quanto tempo ancora dovremo accettare paradossi come quello di vivere in una delle principali terre petrolifere d’Europa e ritrovarci, contemporaneamente, al primo posto in Italia per aumento della spesa per carburanti?
I numeri diffusi dalla CGIA di Mestre sono pesantissimi.
Nel 2026 la spesa di famiglie e imprese lucane per benzina e gasolio potrebbe passare da 545 a 663 milioni di euro. Sono 118 milioni in più in un anno, quasi 10 milioni di euro in più ogni mese e un incremento del 21,6%, il più alto d’Italia.
E tutto questo accade in Basilicata, una regione che ospita alcuni dei più importanti giacimenti petroliferi su terraferma d’Europa e che contribuisce in maniera determinante alla produzione nazionale di greggio.
Sappiamo bene che il petrolio estratto sotto i nostri piedi non può trasformarsi automaticamente in benzina a prezzo ridotto.
Qui si estrae il greggio, mentre la raffinazione avviene altrove.
La formazione del prezzo dei carburanti è il prodotto di numerosi fattori, tra cui mercato internazionale, fiscalità, raffinazione, distribuzione e logistica.
La questione è complessa e gli attori sono tanti: Governo nazionale, compagnie petrolifere, Regione.
Ma la complessità non può diventare l’alibi dell’immobilismo.
Per questo chiediamo al Governo regionale: dov’è la Regione Basilicata? Cosa sta facendo?
Quale iniziativa ha assunto nei confronti del Governo nazionale e delle compagnie petrolifere?
Cosa intende fare per tutelare cittadini e imprese lucane?
Perché da noi il caro carburante pesa più che altrove.
In una regione con distanze rilevanti, trasporto pubblico insufficiente e una forte dipendenza dall’automobile, benzina e gasolio diventano una vera e propria tassa territoriale.
Migliaia di lucani percorrono ogni giorno decine di chilometri per lavorare, studiare, raggiungere un ospedale o semplicemente accedere ai servizi essenziali.
E lo stesso vale per le nostre imprese, sulle quali l’aumento dei costi di trasporto si scarica in maniera ancora più pesante.
Non sosteniamo che la Regione possa decidere per decreto il prezzo alla pompa.
Sosteniamo, tuttavia, che una Regione che mette a disposizione del Paese una quota così rilevante delle proprie risorse energetiche non possa limitarsi a osservare ciò che accade.
La Giunta Bardi dovrebbe aprire un confronto serio con il Governo nazionale e con le compagnie petrolifere e pretendere misure capaci di alleggerire il peso della mobilità su famiglie, pendolari e imprese lucane.
E, soprattutto, non ci si venga più a dire che serve tempo o che le responsabilità sono di chi c’era prima.
Il centrodestra governa la Basilicata dal 2019.
Sono sette lunghissimi anni.
Dopo sette anni non siete più quelli che hanno ereditato i problemi. Siete quelli che hanno avuto il tempo e il dovere di affrontarli.
Nel mentre, dal sottosuolo lucano continua a fuoriuscire petrolio e dalle tasche dei lucani continuano a uscire soldi.
È questo il paradosso che non siamo più disposti ad accettare”.

































