“Una casa per ogni bambino”, dal vescovo Fanelli un appello all’accoglienza nel Vulture-Melfese. Ecco le sue parole

In occasione della 112ª Giornata del migrante e del rifugiato, il vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, monsignor Ciro Fanelli, ha indirizzato una lettera alla comunità diocesana e a tutti i cittadini del Vulture-Melfese.

Al centro del messaggio, intitolato “Una casa per ogni bambino“, vi è il forte richiamo all’accoglienza e alla tutela dei minori migranti, riprendendo l’esortazione di Papa Leone a guardare al fenomeno migratorio mettendosi dal punto di vista dei più piccoli.

«Non possiamo più pensare alla migrazione soltanto come a un problema di numeri da gestire», evidenzia monsignor Fanelli nella sua nota, sottolineando l’urgenza di spostare il dibattito sulla piena e immediata tutela dei diritti umani, specialmente per i bambini, «tre volte fragili: perché stranieri, perché bambini e perché più vulnerabili».

Nel documento, il vescovo lancia un appello affinché la protezione si trasformi in accoglienza quotidiana attraverso il ruolo decisivo e sinergico di due attori chiave del territorio che sono le piccole comunità e le scuole.

I piccoli comuni, le associazioni di volontariato e le Caritas locali non offrono infatti solo risposte materiali, ma costruiscono reti relazionali e percorsi di inserimento fondamentali per abbattere l’isolamento.

Allo stesso modo, le istituzioni scolastiche svolgono un ruolo di inclusione fondamentale.

«Accogliere un bambino a scuola significa aprire una porta all’apprendimento della lingua, al riconoscimento della propria storia, alla costruzione di amicizie e alla partecipazione alla vita comunitaria».

Per questo motivo, il vescovo auspica investimenti mirati nella formazione interculturale dei docenti per contrastare efficacemente la dispersione scolastica.

Prosegue il vescovo:

«La risposta invocata dal Pontefice deve includere misure di rafforzamento delle comunità locali e del sistema educativo: ad esempio attivare in modo sinergico fondi per progetti di accoglienza diffusa, programmi di integrazione scolastica, corsi di lingua e orientamento professionale.

Occorre inoltre riconoscere e valorizzare le buone pratiche: identificare, sostenere e promuovere i progetti che funzionano, perché possano essere condivisi e replicati su scala più ampia.

In conclusione, protezione, accoglienza e integrazione non sono astratte teorie: avvengono nei cortili delle scuole, nei centri parrocchiali, nelle biblioteche comunali, nelle case di famiglie che aprono la loro porta.

Sostenere le piccole comunità e le scuole significa investire nella capacità di trasformare l’urgenza morale richiamata dal Pontefice in risultati concreti e duraturi.

Sentiamoci tutti responsabili e corresponsabili per creare comunità dove l’ospitalità è segno di vera umanità».