Coronavirus, Carabiniere muore a Bergamo: in Basilicata chieste “più tutele e tamponi per le Forze dell’Ordine”. I dettagli

La morte di una Carabiniere di 46 anni a Bergamo a causa del coronavirus (il secondo in poche settimane) ripropone in modo drammatico il tema delle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, particolarmente esposte al rischio di contagio.

Nei giorni scorsi, Unarma Basilicata (associazione sindacale dei carabinieri) e Cisl Fns hanno scritto al presidente della giunta regionale Bardi per sollecitare misure a tutela degli operatori di polizia e di soccorso pubblico.

Le due sigle sindacali chiedono, in particolare, l’adozione di un protocollo che preveda il “tampone” o altra misura che certifichi la negatività al SARS-CoV-2 per gli operatori delle Forze dell’Ordine e del soccorso pubblico che prestano servizio in regione.

Una precauzione che Unarma e Fns Cisl giustificano con le caratteristiche del lavoro in squadre o pattuglie che rende altamente probabile la trasmissione del contagio tra colleghi e, di conseguenza, l’espansione dell’infezione tra la popolazione.

Spiegano Antonio Pagano, segretario generale di Unarma Basilicata, e Rocco Scarangella, segretario generale della Fns Cisl Basilicata:

“In questo frangente particolarmente difficile a causa del diffondersi dell’infezione da coronavirus su tutto il territorio nazionale, è sotto gli occhi di tutti l’immane sforzo personale e professionale messo in atto sia da tutti gli operatori del servizio sanitario che da parte delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico. Questi ultimi, in particolare, si stanno adoperando per verificare il rispetto delle disposizioni legislative e garantire, come sempre, l’ordine e la sicurezza di tutti i cittadini. Le donne e gli uomini in divisa impegnati sul campo, purtroppo, possono contare su una disponibilità minima di dispositivi di protezione individuale e l’indicazione è quella di utilizzarli solo qualora il rischio di possibile contagio sia evidente. L’esperienza ci indica che anche le persone asintomatiche possono, in maniera inconsapevole, veicolare il virus.

Gli operatori di polizia e del soccorso pubblico, proprio per la peculiarità dei loro compiti, hanno numerosi contatti, spesso sotto la distanza minima di sicurezza, oltre che con i cittadini anche, ovviamente, con i propri colleghi.

Nella consapevolezza che è assolutamente necessario preservare l’apparato della pubblica sicurezza dal rischio di doverne mettere in quarantena intere articolazioni, appare evidente quanto sia importante non solo rispettare tutte le procedure precauzionali suggerite ma, anche, effettuare un continuo monitoraggio delle condizioni di salute di tutto il personale impegnato per fronteggiare l’emergenza epidemiologica Covid-19″.

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