Riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firma dei Sindaci di Rionero in Vulture, Atella, Melfi e Viaggianello:
“Al Signor Presidente della Giunta Regionale della Basilicata,
Agli Onorevoli Signori Assessori Regionali,
Agli Onorevoli Signori Consiglieri Regionali
Oggetto: Richiesta urgente di liquidazione delle somme dovute ai Comuni (annualità 2023-2025) e proposte di revisione dei criteri di calcolo nell’ambito del DDL n. 62/2025.
Egregio Presidente, Egregi Assessori, Egregi Consiglieri, quali Sindaci dei Comuni interessati dalla presenza di concessioni idrominerarie e/o stabilimenti di imbottigliamento, sottoponiamo alla Vostra cortese attenzione due aspetti che meritano di essere affrontati con la massima urgenza: Liquidazione delle somme dovute ai Comuni per le annualità 2023–2024-2025. Revisione della percentuale spettante ai Comuni e dell’impianto dei canoni concessori.
1. Sulle somme dovute ai Comuni (annualità 2023-2024-2025)La disciplina regionale in materia di coltivazione delle acque minerali — in particolare la L.R. 2 settembre 1996, n. 43, come modificata dalla legge regionale finanziaria del 2020 — ha introdotto un riconoscimento economico in favore dei Comuni nei cui territori ricadono le concessioni pari al 20% delle royalties complessivamente incassate.
Per le annualità 2020, 2021 e 2022 tali somme, con molto ritardo e dopo svariati solleciti, sono state liquidate.
Quanto alle annualità successive, segnatamente 2023-2024-2025, non è dato sapere né l’ammontare degli importi spettanti né i tempi con i quali verranno liquidati, sebbene la Regione ne abbia già incassato gli importi nella loro interezza.Si rappresenta, inoltre, un ulteriore profilo di rilievo istituzionale.
La L.R. 20 novembre 2017, n. 28 (istitutiva del Parco Naturale Regionale del Vulture) contempla, tra le entrate dell’Ente Parco, risorse trasferite dalla Regione in funzione delle royalties/canoni incassati ai sensi della L.R. 43/1996, con finalità specificamente destinate alla tutela del bacino idrominerario del Vulture.
Tuttavia, per quanto risulta ai sottoscrittori — con riferimento ai Comuni di Melfi, Rionero in Vulture e Atella (fermo restando che Viggianello non ricade nel perimetro dell’Ente Parco del Vulture) — tali risorse non risultano essere mai state destinate né liquidate all’Ente Parco, con conseguente indebolimento degli strumenti di tutela e gestione ambientale previsti dal legislatore regionale.
2. Sulla revisione dei criteri di calcolo e sull’iter del DDL n. 62/2025
La Basilicata attraversa da anni una fase di criticità idrica che impone un approccio estremamente rigoroso al governo della risorsa acqua, anche quando essa viene valorizzata industrialmente.
In tale contesto, l’eventuale revisione dei canoni concessori va orientata anche alla definizione di criteri sempre più equi, razionali e verificabili, capaci di riconoscere il valore della risorsa e di incentivare politiche e comportamenti ispirati all’efficientamento e alla riduzione degli sprechi.Inoltre, sembra opportuno e necessario che la revisione normativa valorizzi e renda misurabili le ricadute occupazionali connesse allo sfruttamento della risorsa, prevedendo indicatori oggettivi e verificabili sui livelli di impiego (ad es. coefficiente unità lavorative / volumi imbottigliati), anche al fine di evitare che l’evoluzione dei cicli produttivi — segnata da un crescente impiego di tecnologie, automazione e processi di robotizzazione — continui a determinare una progressiva riduzione della manodopera senza adeguata valutazione dell’impatto socioeconomico sul territorio.
In tale prospettiva, la misurazione dei livelli occupazionali con eventuali protocolli d’intesa costituisce un elemento essenziale per calibrare eventuali meccanismi di premialità/condizionalità e per garantire che la concessione di una risorsa pubblica produca ricadute effettive e proporzionate sulle comunità interessate.
L’iter del DDL n. 62/2025 rappresenta, sotto questo profilo, un momento utile di confronto per adeguare il quadro regionale, evitando soluzioni idonee a comprimere la ratio degli strumenti deputati a leggere l’efficienza del ciclo produttivo.Resta, in ogni caso, un punto di merito: la quota oggi prevista in favore dei Comuni (20%) risulta esigua rispetto al valore complessivo generato e agli impatti territoriali diretti (viabilità, manutenzione, servizi e presidio ambientale).
In altre Regioni sono stati adottati modelli che riconoscono ai Comuni un ruolo più forte nella disciplina e/o nella destinazione dei proventi:
In Toscana: i Comuni determinano gli importi del canone entro i limiti di legge e gestiscono direttamente il rapporto concessorio.
In Emilia-Romagna: è previsto il trasferimento del 100% ai Comuni dei proventi dei canoni nei territori interessati.In Lombardia: il riparto riconosce una quota prevalente ai Comuni (60%) e alle Comunità Montane (40%).
In Piemonte: il riparto può riconoscere ai Comuni una quota fino al 70% se non rientra in una Unione Montana o, in alternativa, il 35% al Comune e il 35% all’Unione Montana.
In tale prospettiva, la quota del 20% attualmente prevista rischia, in concreto, di tradursi in un ristoro meramente simbolico, non idoneo a sostenere una programmazione locale adeguata.
Alla luce di quanto sopra, si chiede di voler tener conto di quanto innanzi brevemente descritto e di avviare, eventualmente, un confronto istituzionale finalizzato a meglio definire le norme in discussione, per l’impatto che potrebbero avere sullo sviluppo del territorio.
Confidando in un sollecito riscontro, si porgono distinti saluti”.


































