Nove comuni, oltre mille spettatori e un pellegrino che non si è mai lamentato dei chilometri.
Si è chiuso a Melfi, nel Palazzo Vescovile, il viaggio de «La Mirabolante storia di Guglielmo da Vecellum, peregrinus et romito», lo spettacolo nato da «Esperienze Teatrali nel Vulture» e dedicato a San Guglielmo da Vercelli, pellegrino ed eremita tra Irpinia, Vulture e Dolomiti Lucane fra XI e XII secolo.
Rapone, Pescopagano, Atella, Monticchio Laghi, Melfi, San Fele, Venosa, Rapolla e Montemilone: Guglielmo li ha attraversati tutti, bastone in mano e candele intorno (senza navigatore e senza mai sbagliare strada… o quasi).
E non è un elenco a caso: sono tutte tappe del Cammino di Guglielmo, l’itinerario che ripercorre le orme del santo.
Portarci il teatro è stato il nostro modo, un po’ speciale, di valorizzare il territorio: una scena, una comunità, un borgo alla volta.
25 interpreti-narratori scelti tra oltre 100 candidature arrivate dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania e persino da Roma e Milano, 30 ore di corso intensivo con il Teatro 99 Posti, un testo di Gianni Di Nardo ed Elda Martino e l’elaborazione scenica di Paolo Capozzo e Maurizio Picariello.
Il risultato? Comunità lucane diventate protagoniste di una storia di quasi mille anni fa.
Grazie alla Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, all’Arcidiocesi di Acerenza, all’Associazione Cammino di Guglielmo, alle amministrazioni e alle parrocchie che ci hanno aperto le porte, e a voi che avete riempito sale, chiese, abbazie e perfino una grotta.
Il cammino finisce qui. Il racconto, invece, no.
Ecco le foto.


































