Coronavirus, Ospedale di Foggia: contagiata famiglia intera tranne il figlio 13enne che resta “solo”! Dottoressa racconta la storia e fa commuovere il web

Che il virus, purtroppo, non risparmi neppure i più piccoli ce l’hanno mostrato le ultime notizie di cronaca.

Ne è un esempio la storia del giovane Antonio e della sua famiglia, raccontata da chi con l’ormai noto ‘nemico invisibile’ deve farci i conti ogni giorno, la direttrice del Pronto Soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia, dott.ssa Paola Caporaletti:

“Entro nella stanza ‘bardata’. Comunico il risultato: due positivi ed un negativo.

Lui, 13 anni, occhi neri che si arricciano in un sorriso, esclama: ‘ve l’avevo detto io che non ho nulla! Mi sento come un grillo!’.

La felicità dura un attimo. Segue lo sguardo interrogativo e preoccupato: ‘Ed io, che faccio ora?’.

Rimasto unico negativo in famiglia, gli altri sintomatici ricoverati (nonno e sorellina compresa) si rende conto che dovrebbe tornare a casa a vivere da solo. Tutti gli altri familiari zii (etc.) sono in isolamento.

Respira profondamente gonfiando un poco il petto. Guarda il padre, la sorellina quasi in lacrime e poi, rivolto a tutti, con aria solenne esclama: ‘vabbè torno a casa; penserò a farmi da mangiare e poi…’

Già e poi?

Io e il padre parlottiamo e dopo una lunga telefonata risolviamo con ospitalità in sicurezza da una zia.

Mi segue uscendo dalla stanza salutando velocemente con lo sguardo papà e sorellina; sotto il braccio una busta di carta con poche cose che aveva preso in caso di ricovero.

‘Quanti giorni devo stare chiuso in quarantena, quaranta?’

‘No, 14 giorni, dai passano veloci. Che farai?’, ‘boh?’

Scrivi quello che ti è successo e cosa provi.

Scrivilo e poi tra 14 giorni me lo porti. Potrebbe servire anche per i tuoi coetanei, soprattutto quelli che credono che il virus non esista, che non usano la mascherina…’.

Le sopracciglia corrugate, lo sguardo smarrito, ripete a bassa voce quasi tra se: ‘Si, dicono che il virus non esiste…‘.

Si alza e a testa bassa segue l’operatore che lo accompagnerà dalla zia. Prima che esca dalla stanza gli dico: ‘Ti aspetto fra 14 giorni, vienimi a trovare!’.

Si ferma, si volta e mi dice un si a bassa voce.

Ti aspetto, cucciolo d’uomo che un virus ‘che non esiste’ sta facendo crescere velocemente, una cicatrice nell’animo per entrambi“.

Forza Antonio!