Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa sulla vertenza PMC e la crisi dell’indotto Stellantis: “Il lavoro non è una merce”. Il messaggio del Vescovo

Riceviamo  e pubblichiamo un comunicato del vescovo della diocesi di Melfi, Mons.Fanelli, sulla situazione dei lavoratori della PMC:

“La comunità diocesana di Melfi-Rapolla-Venosa si unisce anche in questa circostanza alle lavoratrici e ai lavoratori della PMC che raccontano una storia di sacrificio, dignità e speranza che appartiene all’intero nostro territorio. In ascolto della loro testimonianza esprimiamo sostegno e vicinanza.

Il Vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa con l’Ufficio di Pastorale Sociale, del Lavoro e della legalità, accoglie con favore gli sviluppi emersi dall’incontro svoltosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riconoscendo il valore della perseveranza e della dignità con cui le lavoratrici e i lavoratori della PMC Automotive hanno affrontato oltre nove mesi di presidio permanente.

Un sentimento di particolare gratitudine va alle lavoratrici e ai lavoratori che, giorno dopo giorno, hanno mantenuto vivo il presidio davanti ai cancelli della fabbrica.

In questi lunghi mesi hanno affrontato il freddo dell’inverno, la pioggia, il caldo dell’estate, rinunciando al tempo con le proprie famiglie e sopportando il peso dell’incertezza senza cedere alla rassegnazione. Quel presidio non è stato soltanto un luogo di protesta, ma è diventato un autentico presidio di dignità, il simbolo di una comunità che ha scelto di non arrendersi.

È anche grazie a quella presenza quotidiana, silenziosa ma tenace, se questa vertenza non è caduta nell’indifferenza.

La costanza dei lavoratori ha mantenuto alta l’attenzione delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali, del mondo associativo, della Chiesa locale e dell’opinione pubblica, contribuendo in maniera determinante a tenere aperto il confronto e a favorire il percorso che oggi lascia intravedere una possibile soluzione.

A loro, così come ai cittadini, alle associazioni, alle realtà ecclesiali, alle organizzazioni sindacali e a tutte le persone che, con discrezione e generosità, hanno espresso vicinanza concreta durante questi mesi, va il nostro più sincero e riconoscente ringraziamento.

La loro è stata una testimonianza di straordinaria tenacia, capace di trasformare una vicenda che rischiava di consumarsi nel silenzio in una questione di interesse pubblico.

Hanno dimostrato che il lavoro non è una merce da sostituire né una variabile dipendente delle logiche finanziarie, ma un diritto fondamentale sul quale si costruiscono la dignità della persona, la stabilità delle famiglie e la coesione delle comunità.

L’accordo rappresenta certamente un passo avanti, ma non può ancora essere considerato un punto di arrivo. La prudenza espressa dagli stessi lavoratori è condivisibile: finché gli impegni assunti non saranno tradotti nel concreto reinserimento di tutti i dipendenti e nella ripresa dell’attività produttiva, la vertenza resterà aperta.

Questa vicenda continua a interrogare profondamente il nostro territorio.

Non è accettabile che centinaia di famiglie vivano per mesi nell’incertezza, sospese tra promesse, procedure e tempi che troppo spesso non coincidono con quelli della vita reale.

Il lavoro non può essere continuamente subordinato a strategie industriali che cambiano rapidamente, mentre sulle persone ricadono i costi sociali, economici e psicologici delle riorganizzazioni aziendali.

La crisi della PMC Automotive non è un episodio isolato.

Essa si inserisce in un quadro più ampio di fragilità che da anni interessa l’intero indotto automotive di San Nicola di Melfi.

Le difficoltà vissute negli ultimi anni da realtà come Brose e Tiberina, insieme alle incertezze che hanno interessato numerose aziende della filiera legata a Stellantis, dimostrano quanto sia urgente costruire una politica industriale capace di garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e prospettive di sviluppo durature. Non si può continuare a rincorrere le emergenze: occorre una visione che metta al centro il lavoro, le persone e il futuro del territorio.

Come Chiesa locale continueremo a essere accanto ai lavoratori e alle loro famiglie, convinti che la difesa del lavoro significhi difendere la dignità della persona.

La Dottrina Sociale della Chiesa ci ricorda che il lavoro è partecipazione all’opera creatrice di Dio e fondamento del bene comune; per questo non può essere sacrificato alle sole logiche del mercato o della massimizzazione del profitto.

Ci auguriamo che il prossimo mese di settembre non rappresenti soltanto la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, ma il tempo in cui gli impegni assunti troveranno finalmente piena attuazione. Solo quando tutti i lavoratori potranno tornare a varcare i cancelli della fabbrica con la serenità di un’occupazione stabile si potrà davvero parlare di una vertenza conclusa.

La vicenda della PMC Automotive, insieme a quelle di Brose e Tiberina, richiama le istituzioni, le imprese e tutte le parti sociali a una responsabilità condivisa: il rilancio del polo industriale di Melfi non può limitarsi alla salvaguardia di singole aziende, ma deve tradursi in un progetto complessivo di sviluppo che restituisca fiducia ai lavoratori, ai giovani e alle famiglie dell’intero territorio.

Il futuro del Vulture-Melfese non può essere costruito sulla precarietà del lavoro, sull’incertezza delle famiglie o sulla fragilità dell’indotto industriale.

Esso richiede scelte coraggiose, una visione di lungo periodo e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e comunità locali.

Solo ponendo al centro la persona, la dignità del lavoro e il bene comune sarà possibile trasformare questa vertenza in un’occasione di rinascita per l’intero territorio.

È questa la speranza che condividiamo e l’impegno che continueremo a sostenere, certi che non può esserci autentico sviluppo economico senza giustizia sociale, né vero progresso senza un lavoro stabile, dignitoso e sicuro per tutti”.