La tassa italiana sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue non è stata cancellata, ma soltanto rinviata.
Dal 1° ottobre 2026, in assenza di un nuovo intervento del governo, il contributo nazionale da 2 euro potrebbe quindi sommarsi al dazio doganale europeo entrato in vigore il 1° luglio.
A chiarirlo, come fa sapere today, è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rispondendo alla Camera a un’interrogazione di Forza Italia sul coordinamento tra la misura italiana e la nuova disciplina doganale europea.
La tassa nazionale, inizialmente prevista dal 1° gennaio, è stata prima sospesa e poi rinviata più volte, fino alla nuova scadenza del 1° ottobre.
Le due misure, ha spiegato Giorgetti, hanno natura e finalità differenti.
Il contributo italiano da 2 euro serve a compensare le spese sostenute dall’Agenzia delle dogane per lo sdoganamento, la gestione e il controllo delle spedizioni di valore non superiore a 150 euro.
Il prelievo europeo da 3 euro è invece un vero e proprio dazio doganale transitorio.
È stato introdotto dal Regolamento Ue 2026/382 dopo l’eliminazione dell’esenzione che permetteva alle merci di valore inferiore a 150 euro di entrare nel mercato europeo senza pagare dazi.
La misura resterà in vigore, salvo proroghe, fino all’avvio del nuovo sistema doganale digitale europeo previsto nel 2028.
C’è però un dettaglio rilevante per i consumatori: i 3 euro non vengono necessariamente applicati una sola volta per ogni pacco.
Il dazio viene calcolato per ciascuna categoria merceologica contenuta nella spedizione.
Un pacco con giocattoli, un cappotto e prodotti cosmetici, per esempio, può essere assoggettato a un dazio complessivo di 9 euro.
Dal 1° ottobre, a questa cifra potrebbe aggiungersi il contributo nazionale da 2 euro sull’intera spedizione.
Per una spedizione contenente una sola categoria di prodotti, dunque, il prelievo complessivo potrebbe arrivare a 5 euro. Per gli ordini con merci appartenenti a più categorie il costo potrebbe essere superiore.

Un ultimo chiarimento riguarda l’Iva più l’Iva.
Il rincaro minimo per un pacco extra Ue sotto i 150 euro è oggi di 3 euro, che diventano normalmente 3,66 euro considerando l’Iva al 22% applicata anche sul dazio.
Dal 1° ottobre 2026, qualora scatti anche il contributo italiano, l’aumento minimo salirebbe a 5,66 euro: 3 euro di dazio europeo, 66 centesimi di Iva e 2 euro di contributo nazionale.
Quest’ultimo, secondo le indicazioni delle Dogane, non entra nella base imponibile Iva.
Giorgetti ha difeso la scelta di intervenire sui pacchi di modico valore, parlando di un’“autentica invasione” di piccole spedizioni provenienti soprattutto dai Paesi asiatici. Secondo il ministro, la crescita dell’e-commerce a basso costo rischia di danneggiare gravemente la distribuzione commerciale europea, sottoposta alla concorrenza di operatori che possono spedire direttamente ai consumatori milioni di prodotti dal valore ridotto.
I numeri spiegano le preoccupazioni di Roma e Bruxelles. Nel 2024 sono entrati nell’Unione europea 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, circa 12 milioni al giorno. Il 91 per cento delle piccole spedizioni proveniva dalla Cina. Nel 2025 il volume è cresciuto ulteriormente, avvicinandosi a 5,9 miliardi di articoli.
Alla tariffa italiana e al dazio transitorio potrebbe aggiungersi in futuro anche un contributo europeo di gestione. Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo politico sulla misura nel marzo 2026, ma l’importo dovrà essere stabilito dalla Commissione europea. L’applicazione da parte degli Stati membri è prevista entro il 1° novembre 2026.
Giorgetti ha precisato che gli introiti di natura doganale vengono normalmente divisi tra il bilancio dell’Unione europea, al quale spetta il 75 per cento, e quello dello Stato membro che effettua la riscossione, che trattiene il restante 25 per cento. Il nodo, però, resta la sovrapposizione delle diverse misure: senza un nuovo rinvio o una cancellazione, dal prossimo ottobre gli acquisti effettuati sui grandi portali extraeuropei potrebbero diventare sensibilmente più costosi.


































