“Basta annunci sulla Diga del Rendina, gli agricoltori del Vulture-Melfese hanno bisogno di acqua e certezze”. I dettagli

“Da tre anni assistiamo allo stesso copione.

Puntualmente, tra l’estate e l’autunno, torna la notizia del finanziamento della Diga del Rendina come se si trattasse ogni volta di una novità.

È accaduto nel 2024, nel 2025 e sta accadendo anche in questo 2026.

Ma la verità è che l’opera è stata finanziata già nel 2023 per 113 Milioni di euro.

Tutto il resto rischia di essere soltanto un gioco delle tre carte che genera confusione tra i cittadini”.

Lo dichiara l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Donatella Merra, che prosegue:

“Il progetto di recupero della Diga del Rendina è stato inserito nella programmazione strategica nazionale grazie a un lavoro lungo e complesso svolto negli anni precedenti e ha ottenuto il finanziamento nel 2023 attraverso una combinazione di risorse del Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico (PNIISSI) e del PNRR.

L’unica vera novità possibile degli ultimi due anni riguarda l’ovvio trasferimento sul PNIISSI della quota originariamente prevista sul PNRR (46 mln), con un finanziamento complessivo che arriva a 113 Milioni di euro.

Non si tratta però di risorse nuove o aggiuntive per l’opera, ma della rimodulazione di una copertura finanziaria già definita.

Per questo motivo stupisce assistere, anno dopo anno, alla riproposizione dello stesso annuncio.

Non era mai accaduto che una grande infrastruttura venisse finanziata per tre anni consecutivi e sempre con le medesime risorse.

I soldi sono gli stessi, cambia soltanto la loro collocazione contabile.

Ma non intendiamo fare polemiche, ciò che ci preme è che questo intervento strategico per la Basilicata e per il Vulture diventi al più presto operativo, perché gli agricoltori dell’area hanno bisogno di lavorare serenamente senza doversi preoccupare che alle loro colture venga a mancare l’acqua o che questa dipenda puntualmente dagli accordi di Palazzo perché non si hanno le mani sul rubinetto.

La Diga del Rendina è un’infrastruttura fondamentale per il comparto agricolo, per la sicurezza idrica e per lo sviluppo economico di un vasto territorio che interessa non soltanto la Basilicata ma anche la vicina Puglia.

Proprio per questo, durante il mio mandato, abbiamo lavorato affinché l’opera fosse recuperata e inserita nella programmazione nazionale e ottenesse la necessaria copertura finanziaria, ricomponendo sinergie istituzionali e portando avanti un’azione costante di interlocuzione con i ministeri competenti.

Dopo decenni di attese e con le risorse ormai stanziate, i cittadini vogliono sentire parlare soltanto dell’avvio dei lavori.

Le infrastrutture non si realizzano con i comunicati stampa ma con i cantieri.

L’acqua continua a essere una delle principali risorse strategiche della Basilicata e l’efficientamento o il ripristino degli invasi resta una priorità assoluta.

Si passi dunque dalle dichiarazioni ai fatti, perché tutte le condizioni per farlo esistono e non da adesso.

Il nostro auspicio è che nel più breve tempo possibile si vedano partire i cantieri, così da non dover più parlare di crisi idrica in Basilicata e nel Vulture.

Per una regione ricca di acqua, questa situazione sta assumendo i contorni di un paradosso che continuano a pagare, prima di tutto, gli agricoltori, gli operatori del settore, le imprese e tutta la collettività”.