Melfi: “Le famiglie di questi lavoratori non possono navigare costantemente nella paura di non poter arrivare a fine mese”. Le proposte

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Segreteria Fast Fismic Confsal:

“Un intero settore industriale ridotto al lumicino, centinaia di famiglie senza certezze per il domani e istituzioni che restano a guardare.

Quello che un tempo era il fiore all’occhiello dell’indotto Stellantis di Melfi – il comparto della logistica – oggi vive il suo momento più buio.

Un vero e proprio disastro sociale ed economico.

La radiografia della crisi fotografa una situazione drammatica per i lavoratori un tempo impegnati nello spostamento e nell’approvvigionamento dello stabilimento automobilistico:

– 300 lavoratori delle aziende IT&S, FDM e SGL sono attualmente collocati in cassa integrazione a zero ore.

– 90 lavoratori circa delle società LGS e LAS Automotive sono stati totalmente licenziati e si trovano oggi con la NASpI (indennità di disoccupazione) quasi terminata.

– BCube e Sit-Rail: le aziende ancora attive lavorano al lumicino. La forza lavoro impiegata è ridotta al 40%: parliamo di altri 60 lavoratori per BCube e circa 50 per Sit-Rail che vedono il proprio futuro appeso a un filo.

Uno schiaffo alla dignità di queste famiglie. Cosa faranno questi lavoratori quando anche gli ammortizzatori sociali saranno terminati?

Lo strumento dell’Area di Crisi Industriale Complessa si sta rivelando del tutto inefficace sul fronte della riconversione dell’area industriale di Melfi.

Basti pensare all’accordo di programma siglato nell’ormai lontano 2024 presso la sala consiliare del Comune: quel documento prevedeva la partecipazione a bandi regionali per un valore di 20 milioni di euro, risorse di cui, a oggi, non si è visto alcun ritorno concreto.

L’unico risultato tangibile è stato l’avvio di un programma di formazione finalizzato all’acquisizione di nuove competenze per il reinserimento lavorativo.

Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, una volta conclusi i corsi, non si è generata alcuna nuova occupazione.

Assistiamo inoltre a un paradosso imperdonabile: la logistica trova spazio e cresce in tutte le regioni d’Italia, tranne che nella zona industriale di Melfi. Il risultato?

Capannoni ormai vuoti, attività ferme e tasse (come la TARI) regolarmente da pagare, senza alcuna prospettiva occupazionale.

Non si stanno sfruttando al meglio le risorse strategiche a disposizione, a partire dai fondi previsti dal PNRR, dal FSE+ (Fondo Sociale Europeo Plus) e dal FEG (Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione).

Se le istituzioni regionali e nazionali non prenderanno provvedimenti immediati, la Basilicata andrà incontro a uno spopolamento sempre più irreversibile, lasciando per strada fette importanti di PIL.

Per tutte le aziende insediate nell’Area di Crisi Complessa che oggi producono appena il 30% rispetto al passato, non bastano più le parole, serve un piano d’emergenza basato su quattro pilastri fondamentali:

– Taglio delle tasse: Abbattere la pressione fiscale sul comparto almeno del 10%.

– Sostegno ai salari: Ridurre drasticamente il cuneo fiscale per restituire potere d’acquisto a lavoratori già pesantemente penalizzati dagli anni di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS).

– Contrasto al caro-energia: Introdurre misure per abbattere i costi dell’energia elettrica, schizzati alle stelle a causa dei conflitti internazionali.

– Riconversione reale: Istituire immediatamente una Task-Force di tecnici qualificati che tracci la strada e indichi le linee guida per una reale e stabile riconversione delle attività industriali della zona.

Il tempo è scaduto. Le famiglie di questi lavoratori non possono navigare costantemente nella paura di non poter arrivare a fine mese”.