Emilio di Venosa racconta la sua battaglia: “Eccolo il dono di mio figlio. Io gli ho dato la vita, lui mi ha dato la vita”

Una giovinezza spensierata, nel divertimento e nell’avventura.

Una maturità gratificante, nell’amore di una splendida famiglia.

Poi all’improvviso il buio e l’incertezza di una terribile malattia.

Questa è la storia di Emilio Lentini, venosino d’origine e stabile a Milano ormai da anni.

Ecco come racconta della sua rinascita, avvenuta grazie al supporto di tutti i suoi cari, al senso di solidarietà dei suoi colleghi e all’essenziale contributo di suo figlio che, donandogli il midollo, gli ha concesso la possibilità di una nuova vita:

“Ho visto il buio

Mi chiamo Emilio e sono lucano.

Sono emigrato dalla bella Venosa che ero un ragazzo, inseguendo il sogno della grande Milano per un futuro migliore.

L’ho vissuta a pieno. Milano la notte era magica.

Sono lucano, ma mi sento di Milano.

Ricordo ancora una notte, anzi, dovrei dire mattino; ero sulla tangenziale con gli amici, ritornavamo dalla discoteca, di fianco ci scorreva la città dormiente, con le sue mille luci che la rendevano magica.

Alla radio mandavano una canzone che faceva così, “sapessi amore mio come mi piace”, partire quando Milano dorme ancora, ricordo ancora il brivido che mi ha attraversato nell’ascoltarla.

La notte era magica e io l’ho vissuta. L’ho vissuta fino a quando ho incontrato l’amore, il mio si chiama Antonella.

Per lei ho dato tutto me stesso, ho abbandonato la vita mondana, mi sono fatto in quattro per darle il meglio, per creare il nostro mondo, il nostro nido d’amore, la casa che ha accolto il nostro amore, Emanuele.

Quello che poi da grande è diventato il mio salvatore.

Sì, il mio salvatore.

Perche il mio salvatore? Perché all’improvviso, in un attimo, ho visto il buio.

È successo quello che si pensa non possa mai capitare a noi e invece a me è capitato.

Dopo tanti sacrifici, quando la vita sembrava essersi alleggerita, un lavoro sicuro, nessun debito, via il mutuo, il figlio fattosi grande, finalmente iniziamo a girare il mondo per goderci a pieno la vita, all’improvviso è giunto il male.

Il suo nome è leucemia. Era settembre del 2016.

Già, leucemia, di quelle brutte, di quelle che ‘forse non passi la notte’.

E allora tutto il mondo ti cade addosso e ti ritrovi in un’altra dimensione, dove si perde tutto, l’uomo forte diventa bambino.

Ti abbandoni totalmente ad altri, e ti dai forza pensando ai tuoi amori, mio figlio Emanuele e la mia compagna di vita Antonella.

Un calvario, una detenzione ospedaliera durata 7 mesi, dove io ritengo sia iniziato il purgatorio sulla terra.

7 mesi di atroci sofferenze, dove non c’è più pudore né dignità, dove si vede il proprio ‘io’ sparire, dove dopo le varie chemio vieni svuotato di tutto, non hai più niente, sei simile ad un vegetale; dove qualsiasi cosa ti può uccidere.

Dopo i cicli di chemio, il trapianto.

Ed eccolo il dono che mi è stato dato da mio figlio Emanuele.

Io gli ho dato la vita, lui mi ha dato la vita.

È solo grazie alla forza dei miei cari che ho combattuto e sto combattendo questa tremenda battaglia.

L’altra forza mi è stata data dai miei amici, che con i fatti mi hanno supportato, standomi vicino giorno dopo giorno.

E poi quel gesto meraviglioso e altruista che hanno avuto i miei colleghi nei miei confronti: la raccolta di ferie da donarmi.

Oltre 5 mesi per permettermi di continuare a curarmi il più a lungo possibile, un gesto che è stato premiato dal governatore della Lombardia Attilio Fontana.

Finite quelle, per le leggi sbagliate che regolano le malattie, sono stato costretto a rientrare al lavoro, ma i propietari dell’azienda mi hanno agevolato con un nuovo lavoro che io posso svolgere e, non avendo più permessi e ferie, quando mi assento per cure e terapie, mi pagano ugualmente.

Almeno in questo mi ritengo fortunato.

Ognuno, colpito da questi mali, ha un modo diverso di reagire: chi diventa menefreghista e aggressivo, perché nel suo pensiero gli è stato fatto un torto con la malattia che lo ha colpito, chi invece, come nel mio caso, diventa sensibile e più rispettoso verso il prossimo.

Si cambia, non si è piu gli stessi di prima, sia fisicamente che mentalmente, ed è per questo che, con l’incertezza di un futuro, dico a tutti i miei fratelli: godetevi a pieno i vostri cari e amate il prossimo.

La vita è bella e va vissuta ogni attimo”.

Una storia che commuove, che dimostra quanto facciano amore e gentilezza, per rendere il nostro mondo un posto migliore.