“L’assessore regionale Cosimo Latronico è tornato recentemente a parlare di longevità attiva, welfare culturale, contrasto alla solitudine e valorizzazione delle persone anziane come cittadini attivi, annunciando anche un’interlocuzione con il Ministero della Cultura, avviata grazie al lavoro della Fondazione Eni Enrico Mattei, per sperimentare in Basilicata nuove forme di welfare culturale e prescrizione sociale.
Sono obiettivi condivisibili.
Leggendo però le dichiarazioni dell’assessore viene spontanea una domanda: che fine ha fatto la legge regionale N. 29 del 2017 sull’invecchiamento attivo?
Perché quasi tutto ciò di cui oggi Latronico (PZ) parla come terreno sul quale costruire una strategia regionale è già contenuto in quella legge”.
E’ quanto dichiarato dal Consigliere regionale di Centrosinistra, Roberto Cifarelli, il quale aggiunge:
“La Basilicata dispone da quasi nove anni di una normativa organica che riconosce le persone anziane non come semplici destinatarie di assistenza, ma come una risorsa della comunità.
Una legge che mette insieme salute e prevenzione, partecipazione sociale, cultura, apprendimento permanente, solidarietà tra generazioni, attività motoria, volontariato, nuove tecnologie e contrasto all’isolamento.
Non fu pensata come un contenitore di buone intenzioni.
Prevedeva una precisa architettura: una Consulta regionale, un Programma triennale degli interventi, il coinvolgimento dei diversi settori dell’amministrazione e una relazione annuale della Giunta al Consiglio regionale per verificare risultati, criticità e grado di integrazione delle politiche.
Quella legge nacque attraverso un confronto vero e leale con SPI CGIL, FNP CISL e UIL Pensionati.
L’obiettivo era proprio evitare che le politiche rivolte agli anziani procedessero attraverso una successione di iniziative separate e costruire invece una politica pubblica stabile, partecipata e verificabile.
In questi anni qualcosa è stato fatto e sarebbe sbagliato negarlo.
Sono stati finanziati progetti, il Piano regionale della prevenzione ha richiamato espressamente la legge e la Consulta, dopo alterne vicende, risulta essersi nuovamente riunita nelle scorse settimane.
Ma proprio per questo oggi occorre fare chiarezza”.
Chiede Cifarelli:
“Quali Programmi triennali sono stati approvati dal 2017 ad oggi?
Quali risorse sono state stabilmente destinate alla legge?
Dove sono le relazioni annuali che la Giunta è tenuta a trasmettere al Consiglio regionale?
Cosa ha prodotto la recente riunione della Consulta?
E soprattutto, in quale quadro di programmazione si inseriscono le nuove sperimentazioni sul welfare culturale annunciate dall’assessore?
Non ho alcuna preclusione verso queste sperimentazioni, né verso il contributo che la Fondazione Eni Enrico Mattei o altri soggetti possono offrire.
Il punto è esattamente l’opposto: un buon progetto acquista maggiore valore se diventa parte di una politica pubblica; non può essere la politica pubblica a ridursi a una successione di progetti.
Se vogliamo utilizzare cultura, musei, teatri e lettura per contrastare la solitudine, la legge lo prevede già.
Se vogliamo valorizzare gli anziani come cittadini attivi, la legge lo prevede già.
Se vogliamo costruire relazioni tra generazioni, promuovere autonomia, socialità e benessere, la legge lo prevede già”.
Spiega il Consigliere regionale del Gruppo Misto – al Presidente Bardi e all’assessore Latronico:
“Per questo ho presentato un’interrogazione chiedendo di ricostruire puntualmente lo stato di attuazione della L.R. 29/2017 e di chiarire come le iniziative annunciate in questi giorni intendano raccordarsi con essa.
Fui il primo firmatario di quella legge, ma non è questo il punto.
Una legge regionale, una volta approvata, non appartiene a chi l’ha proposta.
Appartiene alla comunità regionale e alle istituzioni che hanno il dovere di attuarla.
La Basilicata sta attraversando una trasformazione demografica profonda.
L’invecchiamento della popolazione non può essere affrontato rincorrendo di volta in volta un nuovo progetto.
Richiede programmazione, continuità, partecipazione e risorse”.
Conclude Cifarelli:
“La legge c’è.
Non serve reinventarla: serve farla funzionare”.

































