Venosa: “Negata la parola in Consiglio comunale”! Questa la denuncia…

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del Gruppo Venosaduemilaventiquattro:

“Se non ci fosse da piangere si potrebbe ironizzare su ciò che nel Municipio di Venosa avviene e comunque viene difficile credere possibile che accada ciò a cui noi abbiamo potuto assistere ieri.

Nel consiglio comunale dell’11 Settembre, in effetti, si è vista eliminata, negata, la più elementare regola di democrazia e cioè la parola.

Una cosa impensabile anche nelle monarchie o nei governi totalitari del ‘900, dove vigevano regimi ma dove mai si sarebbe pensato di negare la parola ad un consigliere nell’ambito del più alto consesso ed in questo caso il consiglio comunale.

Succede che ad una comunicazione del Sindaco su una ferita aperta che sa tanto di presa in giro per la comunità di Venosa, non si dia la possibilità di parlare ad un consigliere affrettandosi a chiudere il consiglio, per non permettere l’intervento quand’anche richiesto.

L’argomento è quello che ha visto la nuova amministrazione comunale a 5 stelle violare la norma sulla composizione della giunta comunale e per la quale il Sindaco, dopo aver costituito una giunta sbilanciata questa volta al femminile, lancia un avviso esplorativo per la ricerca di un assessore maschile utile a riequilibrare l’organismo.

Già violando l’art. 46 del T.U. no. 267/2000 porta l’argomento nel terzo consiglio comunale successivo alla decisione anziché nel primo che era quello del 30 luglio corrente anno, non contenta o forse per ignoranza (nel senso di ignorare la norma) non ne discute neanche in quello successivo e solo dopo che il gruppo Venosaduemilaventiquattro ha fatto richiesta di accesso agli atti si accorge, forse, di qualche manchevolezza legislativa e iscrive nel consiglio la questione, però all’ultimo punto.

Dopo breve comunicazione in cui si sostiene sostanzialmente che a Venosa non vi sono soggetti di sesso maschile capaci di svolgere il ruolo di assessore, si nega la possibilità di intervento all’opposizione.

Alla determinazione si è arrivati nonostante ben 11 domande presentate e la presenza oltretutto di ben 4 consiglieri comunali di maggioranza che sono evidentemente idonei per essere candidati, consiglieri e consiglieri con deleghe ma incapaci ed inidonei a svolgere il ruolo di assessore e quindi ad essere nominati al fine di rispettare la norma.

Il presidente del consiglio, brava persona, crediamo abbia dovuto sottostare ai diktat del Sindaco, o di chi per essa, al fine di chiudere il consiglio senza concedere la parola ad alcuno.

Lo sgomento dei cittadini presenti e le insistenze del nostro capogruppo Mollica non sono servite a smuovere i grandi propugnatori della democrazia dalla loro rigida e ferma posizione.

Questa amministrazione, andando contro tutti i principi della democrazia e delle regole, ha ancora una volta dimostrato che l’anima del Mo Vi Mento è solo apparentemente democratica e che il dibattito democratico lo pretendono per se stessi ma non lo concedono all’opposizione definendolo per essi una perdita di tempo.

Se questo becero modo di fare e concepire un’amministrazione è la modalità con la quale vogliono mettere il bavaglio all’opposizione allora hanno sbagliato di grosso; il loro 27% di consenso rappresenta un quarto della popolazione ma c’è un restante 73% di Venosini che rimangono a guardare allibiti questa mala gestione della cosa pubblica e questa reiterata violenza ai danni dei basilari principi di democrazia.

Questi Venosini, e gli altri che vorranno, troveranno nel nostro gruppo la ferma convinzione in ciò che facciamo per il bene della NOSTRA comunità.

Venosaduemilaventiquattro, con o senza dirette streaming, terrà al corrente su ciò che avviene nei consigli comunali sebbene il tutto avviene con il silenzio/assenso del segretario comunale, del prefetto e di tutti gli organi preposti al democratico andamento dell’amministrazione.

Non ci saranno stelle sufficienti e Presidente del Consiglio, Sindaco o vice Sindaco che potranno soffocare una opposizione che sarà al contrario cassa di risonanza alla loro improvvisazione e mala amministrazione della cosa pubblica”.

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