Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’On. Arnaldo Lomuti:
“Dietro i numeri e la propaganda del Governo c’è una realtà che non può più essere ignorata: migliaia di piccole e medie imprese italiane sono oggi soffocate dal caro energia, dal caro mutui, dal crollo dei consumi e dall‘incertezza internazionale, senza alcun sostegno concreto da parte dello Stato.
La cosiddetta Legge annuale sulle piccole e medie imprese certifica questo fallimento: un provvedimento vuoto, privo di risorse e di visione.
Zero euro per abbassare il costo del denaro, zero per contrastare il caro energia, zero per affrontare l‘impatto dei dazi, zero per rilanciare la produzione industriale.
È lo stesso Governo ad ammetterlo, inserendo una clausola di invarianza finanziaria che traduce la legge in un dato semplice e impietoso: per il Governo le PMI valgono zero.
A questo fallimento generale si aggiungono scelte politiche che hanno prodotto effetti opposti a quelli annunciati.
Il cosiddetto “carrello tricolore”, presentato come misura di contenimento dei prezzi, ha accompagnato un aumento medio del 24 per cento dei prezzi al consumo.
Sul fronte dell‘automotive, mentre il Ministro Urso annunciava l‘obiettivo irrealistico di un milione di auto prodotte, la filiera industriale italiana si è ridotta notevolmente e parte della produzione è stata delocalizzata, anche verso Paesi extraeuropei come l‘Algeria.
E intanto a Melfi gli operai e le operaie vivono mesi drammatici.
Con la transizione 5.0 il Governo ha di fatto bloccato e reso inutilizzabile la transizione 4.0, che invece funzionava ed era uno strumento concreto di investimento per le imprese. La nuova 5.0 ha sottratto risorse e introdotto una complessità burocratica che ha congelato miliardi di euro destinati all‘innovazione.
Dopo tre anni e mezzo di Governo e quattro manovre di bilancio, è crollata definitivamente la narrazione dell‘Esecutivo “amico delle imprese”.
Le PMI sono state lasciate sole di fronte all‘aumento esponenziale delle bollette, all‘innalzamento dei tassi di interesse e al rallentamento dell‘economia.
Il responsabile politico di questo disastro ha un nome e un cognome: Adolfo Urso. Un ministro che si è dimostrato incapace di governare le politiche industriali e che, anziché curare il sistema produttivo, ha contribuito ad aggravare la crisi.
Per queste ragioni la richiesta è netta e non più rinviabile: il Ministro Urso deve andare a casa.
Per dignità istituzionale, per rispetto verso le imprese italiane e per evitare ulteriori danni a chi lavora, investe e produce.

































