Rionero nasceva oltre 2 secoli fa! Tra re e briganti, da Murat a Crocco, ecco la sua storia

Oggi, 4 Maggio, cade una ricorrenza molto importante e di cui non tutti sono a conoscenza: la nascita di Rionero come Comune autonomo.

Il piccolo borgo faceva capo, sin dall’epoca della sua fondazione, avvenuta nel 1500 con l’intitolazione di “Rivonigro di Atella, alla cittadina angioina da cui prendeva il nome.

Mantenne lo status di frazione fino al 4 Maggio del 1811, giorno in cui, per decreto dell’allora Re di Napoli, Gioacchino Murat, Rionero fu elevata a Comune autonomo.

Abbandonata dai suoi abitanti nel 1325 che, a causa della pesante tassazione imposta sui pascoli, si spostarono nel feudo di Atella, fu ripopolata nel 1533 da contadini discendenti dagli Albanesi Epiroti che ne cambiarono la denominazione.

Facendo qualche passo indietro, è possibile scoprire quanto ci sia da dire sulla storia della cittadina lucana.

Le prime notizie storiche sull’esistenza del comune, infatti, appaiono in uno scritto di mons. Alberto Mercanti che ne parla come “casale medioevale di Santa Maria di Rivonigro”, feudo del Vescovo di Rapolla.

La sua storia, tuttavia, è ben più antica, se si considerano diversi ritrovamenti proprio in corrispondenza della zona in questione:

  • le tombe rinvenute in località S. Francesco, Cappella del Priore e Padulo, risalenti al IV secolo a. C.;
  • la villa romana in località Torre degli Embrici;
  • i resti di un acquedotto romano sulla fiumara di Ripacandida, nei pressi dell’abitato.

Un’altra citazione su Rionero compare in un documento angioino del 1277 che parla di “Universitas Rivinigri” e nel 1648, inoltre, venne inclusa tra le Università del Regno di Napoli.

Fino al 1627 vi si professò il cristianesimo di rito greco; fu quasi rasa al suolo dal terremoto del 1694 e riedificata successivamente dai principi Caracciolo di Torella.

Nel 1700, la popolazione crebbe fino a contare 9.000 abitanti e condusse il centro lucano a divenire, verso la fine del secolo, uno dei più importanti del Vulture.

Fra il 1740 ed il 1800, Rionero vide sorgere al suo interno i palazzi signorili dei Corona, Granata, Rotondo, Giannattasio, Catenacci, Fortunato e Catena e la sua mappa urbanistica subì notevoli trasformazioni e considerevoli sostituzioni edilizie, toccando le aree abbienti come quelle poste ai margini della povertà.

La città fu anche luogo di battaglie sanguinose: nel 1860 diventò il cuore pulsante dei moti briganteschi.

Una delle bande più rappresentative del suddetto periodo per il territorio del Vulture-Melfese fu quella guidata dal leggendario generale Carmine Crocco, detto Donatelli.

Nativo di Rionero, Crocco fece arruolare nella sua compagnia moltissimi contadini, originando, così, una vera e propria lotta di classe nell’ambito della resistenza antiunitaria.

Nel 1943, l’antica Rivonigro fu teatro di una feroce rappresaglia nazi-fascista: 16 rioneresi furono trucidati dai tedeschi in ritirata ed altri due morirono qualche giorno prima nell’assalto ai magazzini dei viveri.

Una stele innalzata nel luogo dell’eccidio e una Medaglia d’argento al Merito Civile ricordano ancora il sangue versato da tutti coloro che hanno sopportato il peso e il terrore della guerra.

Tanti auguri a Rionero, dunque: una terra coraggiosa, appassionata e ricca di cultura; un luogo che, nel bene e nel male, si è distinto nel corso dei secoli, riuscendo a ricoprire un ruolo da protagonista in moltissime vicende storiche del meridione.

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