Ospedale di Melfi: “Adesso basta, bisogna investire! Non ci accontenteremo delle briciole”. Ecco la lettera degli operatori del San Giovanni di Dio

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del personale sanitario impiegato presso il Presidio Ospedaliero di Melfi:

“Adesso basta!!!

Siamo gli operatori sanitari dell’AOR San Carlo-Presidio Ospedaliero di Melfi che si occupano dell’assistenza: siamo stanchi, demotivati, frustrati, continuamente demansionati.

Vogliamo denunciare lo stato di disagio della nostra professione per la consapevolezza di non riuscire a realizzare in pieno il nostro mandato professionale per la realizzazione della Mission ‘Impossibile’ aziendale:

‘Soddisfare i bisogni e le aspettative di salute dei cittadini, garantendo le prestazioni previste dai livelli essenziali di assistenza e quelle integrative stabilite dalla Regione Basilicata secondo i principi di equità nell’accesso, appropriatezza e tempestività delle cure, rispetto della dignità umana ed in condizioni di sicurezza’.

Il disagio nasce a causa:

– della “frustrazione” che nasce dal confronto quotidiano con la gente che, non trovando le giuste risposte ai propri bisogni, scarica su di noi la loro insoddisfazione e rabbia;

– del valore intrinseco della nostra professione che, nell’immaginario comune è, da sempre, ritenuta una ‘missione’ ancor più che una professione;

– della ‘intimità’ del rapporto paziente-infermiere, una relazione che non ha paragoni con altre professioni sanitarie che spesso ci crea un conflitto di interessi, fra la difesa dei diritti del paziente e la difesa d’ufficio del nostro datore di lavoro, e non sempre facciamo la scelta giusta.

Solo una classe dirigente miope non riconosce questo ruolo, considerata la cronica carenza delle figure dedicate all’assistenza, sottovalutando la delicata funzione di chi si fa carico, con responsabilità, dei processi assistenziali.

Adesso basta!!!

I modelli organizzativi sanitari non possono e non devono, in alcun modo, prevedere scellerate rincorse al risparmio, in nome della spending review, con conseguente riduzione afinalistica solo del numero del personale dedicato all’assistenza, illudendosi di garantire comunque adeguati standard di qualità.

In una sanità moderna e giusta, per garantire la miglior risposta assistenziale, è necessario dotare il sistema di tutte le figure indispensabili, dove ognuna svolga, con professionalità e dignità, solo il ruolo per cui è stato assunto.

È indispensabile realizzare nuovi modelli organizzativi che consentano all’infermiere di fare ‘solo’ l’infermiere, all’OSS di fare solo l’OSS, permettendogli di esprimersi al massimo delle competenze acquisite.

Gli operatori dovrebbero essere una risorsa per l’azienda, poiché rappresentano l’indicatore della qualità dell’assistenza erogata, e quindi in grado di rivelare eventuali criticità.

Pertanto, dovrebbe essere un obiettivo primario delle aziende creare un sistema di lavoro che consenta, agli operatori, la possibilità di ritrovare: le motivazioni, la serenità, l’orgoglio professionale, il senso di appartenenza al sistema, in modo che sia naturale stabilire un rapporto empatico con i pazienti, atteggiamento indispensabile nel processo di cura.

L’Azienda scrive tanto di ‘Governo clinico’ che consente di ridurre la distanza tra efficacia pratica (effectiveness) ed efficacia teorica (efficacy), migliorando direttamente il comportamento professionale e razionalizzando l’organizzazione.

Non ci accontenteremo delle briciole di personale, questa volta pretendiamo una pianta dell’organico che rispetti la dignità del lavoro!!

Mò basta!!

Ma con che faccia potete chiederci di migliorare il nostro comportamento professionale, nelle condizioni in cui ci fate lavorare? Dobbiamo fare di più? Comunque e in silenzio? A prescindere dal risultato? Lo facciamo da sempre!!

Ma adesso basta!!

non potete chiederci più di avallare questo sistema che non mette in sicurezza l’utente e l’operatore.

Diciamo anche basta ai dirigenti che pubblicizzano una sanità come dovrebbe essere l’isola che non c’è: bisognerebbe che trovino il coraggio di realizzare una Sanità che tuteli tutti.

È indispensabile mettere, realmente, la persona al centro dell’universo sanitario, alla faccia dei politicanti locali di turno e i loro Sancho Panza.

Per fare ciò si deve avviare un processo di razionalizzazione dell’organizzazione in tutta l’AOR, investire risorse umane in base alla domanda di salute ed ai carichi di lavoro, altrimenti dovreste avere l’onestà intellettuale di informare la cittadinanza che la nostra Sanità dà risposte diverse, a seconda della collocazione geografica.

Non ultimo, rinnovare le strutture, inserire metodiche più attrattive, rendere gli spazi il più ospitali possibile: fino ad ora per questo presidio ciò non è stato fatto e nemmeno sembra esserci una volontà futura.

Unità operative con materiale obsoleto, letti arrugginiti, pavimentazioni rammendate, macchinari fermi chissà dove in attesa di fantomatiche ristrutturazioni, sale operatorie mai terminate in attesa di qualche miracolo: come si può pensare che manchi la volontà del personale se nulla viene fatto?

Date anche a noi la possibilità di crescere, di evolverci, di vedere un barlume di speranza per la popolazione e i cittadini che fanno esplicita richiesta di un bisogno di salute, bisogno che sono costretti a soddisfare a chilometri di distanza da casa.

È pur sempre un presidio ospedaliero, della terza città più popolosa della regione, che si affaccia ai più grandi insediamenti industriali della Basilicata, che serve un territorio ormai privo di altri nosocomi.

È proprio il caso di dire che è ‘la terra di mezzo’ incuneata tra due grandi regioni che potrebbero portare alla stessa sanità regionale dei grossi guadagni, e anziché sfruttare questo potenziale cosa si fa??

Si cerca di affondare e di far scappare chi ha la volontà di rimboccarsi le maniche.

Inascoltati e ignorati dalle Direzione Strategiche che si sono succedute, queste considerazioni fanno nascere dentro di noi l’obbligo morale della nostra denuncia alla società civile, con la speranza che possa essere terreno fertile per la crescita di una nuovo modo di pensare e di amministrare il bene comune, soprattutto nel mondo della Sanità”.

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