“Miracolo di Natale” per Carmine, Cinzia e altre 33 famiglie del Vulture rimaste senza lavoro: “era il peggior periodo della nostra vita, ora è il migliore grazie a questi imprenditori”. Ecco la loro storia

Immaginate di rimanere senza lavoro e senza ammortizzatori sociali.

Immaginate cosa vuol dire perdere la fiducia di una società che vi vuole solo come cittadini paganti, puntuali e attenti, che non vi concede il tempo per rimettervi in gioco, che non vuole ascoltare ragioni e non perde occasione per farvi sentire dei falliti.

Immaginate tutto questo e proiettatelo nella storia di tanti lavoratori della ex Cutolo come Cinzia e Carmine che hanno saputo prendere al volo la mano tesa dalla famiglia Rabasco e lanciarsi in un salto nel buio che, ad oggi, ha cambiato drasticamente la loro vita in meglio.

Ecco cosa Carmine ha raccontato alla nostra Redazione:

“Nel 2011, dopo il fallimento dell’azienda per cui lavoravamo, abbiamo vissuto il peggior Natale della nostra vita ed è iniziato il nostro calvario, ma anche la nostra battaglia.

Io e altre 10 persone abbiamo vissuto ben 3 anni senza alcun tipo di sostentamento economico.

Mia moglie non aveva entrate e non sapevamo come andare avanti, come crescere i nostri figli, all’epoca di 6-7 anni circa.

Ho vissuto un dramma, non sapevo come si potesse vivere senza lavoro.

Le mie giornate erano infinite, non riuscivo a sentirmi utile.

Adesso, invece, ci troviamo a lavorare per degli imprenditori che, nel bel mezzo della crisi economica, hanno avuto il coraggio di darci un’occasione, investendo per costruire da zero una nuova azienda, la cui struttura, inizialmente, consisteva in un capannone completamente vuoto di centinaia di metri quadri”.

Un “ritorno alla vita” insomma sancito, appena due anni fa, dalla messa in esercizio di un nuovo stabilimento.

Cinzia, altra testimone e protagonista del cambiamento, non dimentica quanto sia stato bello:

“Sono orgogliosa di essere una delle artefici di una rinata speranza.

Noi, ‘dipendenti vecchi’, scartati da altre realtà industriali, come la San Benedetto, siamo stati riqualificati per passare, con tutte le carte in regola, dal settore alimentare a quello edile.

Non dimenticherò mai il primo ingresso in questa nuova realtà: io e i miei colleghi ci tenevamo letteralmente per mano, consapevoli di dover ripartire da zero.

Eravamo spaventati, ma anche elettrizzati all’idea di essere stati scelti.

È stato bellissimo tutto, sin dall’inizio: abbiamo vissuto la ‘nascita’ del primo mattone, il collaudo ufficiale, il primo pranzo aziendale, il primo family day.

È stato veramente un sogno”.

L’azienda Doc Airconcrete Srl (posizionata nella valle di Vitalba ad Atella) è diventata sin da subito appetibile per una grossa fetta di mercato permettendo alla cementeria Costantinopoli di affacciarsi da leader ad un nuovo tipo di commercio e diventare, grazie alla fusione con il grande gruppo Xella Italia, una delle realtà più influenti per la produzione di un prodotto “rivoluzionario”.

Le 35 famiglie non avevano più niente, eccetto un ultimo slancio di fede che, unito alla capacità imprenditoriale locale, ha rappresentato la chiave di volta attorno alla quale rimettere insieme i pezzi della propria esistenza.

La Doc Airconcrete Srl è ora lo stabilimento più all’avanguardia in Europa per la produzione di Calcestruzzo cellulare autoclavato (AAC), un mattone alleggerito, ecologico, isolante e particolarmente resistente, molto diffuso nel nord Italia e in Europa.

Il sito industriale, fondato nel 2015 dai fratelli Rabasco, ha dato una nuova opportunità a un sostanzioso gruppo di persone che avevano perso ogni speranza dopo il fallimento delle aziende in cui esse lavoravano (come la ex Cutolo di Atella, in cui si imbottigliavano e commercializzavano bibite e acque minerali).

Ma in che modo è stato possibile questo “miracolo lavorativo”?

La Doc Airconcrete partecipò, con successo, ad un bando indetto dalla regione per la reindustrializzazione dell’impianto atellano.

Il progetto della famiglia Rabasco prevedeva: investimenti sul territorio e occupazione a regime per 35 lavoratori da reclutare tra le famiglie che avevano perso il lavoro e la speranza nelle aziende ex Cutolo ed ex Filatura di Vitalba, nonché un percorso di formazione alla materia edile ad essi rivolto.

Un vero e proprio “miracolo” quindi nella nostra zona di cui Cinzia e Carmine hanno voluto darci testimonianza sottolineando che, collaborando insieme agli imprenditori locali, finalmente gli anni di disperazione senza lavoro sono solo un bruttissimo ricordo e ora quindi 35 famiglie possono guardare finalmente al futuro con rinnovata speranza.a
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