In questo Comune del Vulture-Melfese 5 nuove unità per lavori di pubblica utilità! Ecco il progetto

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato ufficiale del Sindaco di San Fele, Donato Sperduto:

“San Fele, 6 dicembre 2019: Il Tribunale di Potenza nella persona del Presidente del Tribunale Dott. Catello Marano e il Comune di San Fele, nella persona del Sindaco pro tempore Sig. Donato Sperduto hanno Stipulato una Convenzione per l’accoglimento nel Comune di San Fele di lavoratori di pubblica utilità.

Il Comune consente che un numero massimo di 5 condannati alla pena del lavoro di pubblica utilità (ai sensi dell’art. 54 del decreto legislativo n. 274/2000, degli art. 186 e 187 del decreto legislativo n. 285/1992, dell’art. 73 comma 5 bis del DPR 309/1190 e dall’articolo 165 del Codice penale) prestino presso di sé la loro attività non retribuita in favore della collettività.

I soggetti ammessi allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità svolgeranno, presso le strutture e l’intero territorio del Comune, le seguenti attività, rientranti nei settori di impiego indicati dall’art. 2, comma 4, del DM 8/6/2015, n. 88:

  • prestazioni di lavoro per la fruibilità e la tutela del patrimonio ambientale, ivi compresa la collaborazione ad opere di prevenzione incendi, di salvaguardia del patrimonio boschivo e forestale o di particolari produzioni agricole, di recupero del demanio marittimo, di protezione della flora e della fauna con particolare riguardo alle aree protette, incluse le attività connesse al randagismo degli animali;
  • prestazioni di lavoro nella manutenzione e fruizione di immobili e servizi pubblici, inclusi ospedali e case di cura, o di beni del demanio e del patrimonio pubblico, compresi giardini, ville e parchi, con esclusione di immobili utilizzati dalle Forze armate o dalle Forze di polizia;
  • prestazioni di lavoro inerenti a specifiche competenze o professionalità del soggetto.

Il Comune si impegna a comunicare ogni eventuale variazione dell’elenco delle prestazioni alla cancelleria del tribunale e all’ufficio di esecuzione penale esterna.

L’attività non retribuita in favore della collettività sarà svolta in conformità con quanto disposto con la sentenza di condanna, nella quale il Giudice di Pace (a norma dell’art. 33, comma 2, del citato decreto legislativo) indica il tipo e la durata del lavoro di pubblica utilità, e il Giudice del Tribunale, indica le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità.

Il servizio consentirà di realizzare la finalità rieducativa e di reinserimento sociale, fornendo nel contempo benefici a tutta la collettività.

Anche le persone ammesse a misure alternative alla detenzione potranno impegnarsi a servizio della comunità.

Si tratta di un’iniziativa pilota in ambito nazionale, che vede un’amministrazione comunale in collaborazione con il competente Tribunale di Sorveglianza offrire la possibilità di configurare l’impegno in lavori di pubblica utilità come una misura alternativa alla detenzione”.

Queste le dichiarazioni del Sindaco in merito:

“Siamo molto contenti di lanciare questo progetto, che è tra i primi regione a vedere impegnata direttamente un’amministrazione.

Dare l’opportunità alle persone ammesse a misure alternative di impegnarsi in lavori di pubblica utilità è un efficace strumento di inclusione sociale, che offre anche una possibilità di costruirsi un percorso occupazionale”.

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