Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Rete degli Studenti Medi di Basilicata:
“E’ ormai noto a tutti i cittadini lucani quanto accaduto a dicembre scorso: un emendamento inserito nel pacchetto delle norme approvate lo scorso 18 dicembre durante la seduta del Consiglio regionale dedicata al collegato alla legge di stabilità regionale 2025 ha sostanzialmente ripristinato i mini-vitalizi, sottraendo le risorse da un fondo di utilità sociale alimentato a partire dal 2017 con il 10% delle indennità dei consiglieri stessi.
Sostanzialmente adesso gli ex consiglieri si riappropriano di quei soldi con i vitalizi, e i nuovi smettono di versare con questa nuova norma.
Come Sindacato Studentesco riteniamo quanto approvato un atto vergognoso, un gesto che lede la stessa dignità dei cittadini lucani e ne mina definitivamente la già fragilissima fiducia nella politica e nella partecipazione.
Ciò che riteniamo ancora più grave però è tutto quello che dal momento dell’approvazione è stato dichiarato da chi oggi governa questa Regione e tutto quello che ancora, viceversa, non è stato fatto.
Con ordine: I consiglieri di maggioranza al momento dell’approvazione dichiarano: «Si tratta di una scelta di civiltà e trasparenza, che mette fine a possibili privilegi e automatismi […] è un doveroso adeguamento alle regole».
La polemica non si è fatta attendere, giungendo fino alle reti nazionali Mediaset, con il noto programma “Le Iene” che ha raccontato questa vicenda, facendo esplodere definitivamente il caso.
Mentre la società civile mostrava tutto il suo sdegno e si inizia a mettere in piedi un’iniziativa referendaria per abrogare questo scempio di norma, i promotori hanno provato a correre ai ripari.
Il Presidente Bardi ha dichiarato che: «Il fondo costituito integralmente dal taglio volontario delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato […] Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo».
Di fatto i vitalizi, a quanto dice il Presidente, non si tagliano e il privilegio resta tutto.
Posto che già messa così ha del ridicolo, ci sarebbe ora però da capire, venendo meno l’uso del fondo, come si intende coprire quei costi.
Ancora nulla di tutto questo è stato fatto, con assenze mirate del centrodestra tra i banchi del consiglio regionale il 27 gennaio, che hanno portato al rinvio della seduta.
Come se non bastasse alla fine del mese il coordinatore regionale dei Fratelli d’Italia Piergiorgio Quarto, e gli ex consiglieri Dina Sileo (Lega), Gino Giorgetti (M5S e poi Misto) e Massimo Zullino (Lega e poi Bacc) hanno fatto richiesta di accedere ai vitalizi.
Lo hanno nonostante l’indignazione generale, nonostante una raccolta di 30000 firme e una già lanciata iniziativa referendaria, nonostante lo scandalo ormai nazionale.
Lo stesso Quarto ha anche dichiarato ai microfoni di Cronache che non si tratta di privilegi o vitalizi, fino ad appellarsi ad una restaurata giustizia sociale.
Tanto gravi le sue affermazioni che persino da Roma i vertici di FdI sono dovuti intervenire, con Donzelli che si smarca da quanto ha detto il suo collega di partito lucano, invocando ipocritamente una revisione radicale della norma.
Come ultimo atto inglorioso di questa farsa si scopre che le indennità degli attuali consiglieri regionali in carica saranno aumentate del 10%, lo stesso 10% che veniva ceduto obbligatoriamente prima e ora facoltativamente al fondo di utilità sociale sopra citato.
Ricostruito il quadro risalta agli occhi di tutti un dato inequivocabile: nonostante le polemiche e nonostante il referendum annunciato nessuno del centrodestra fa veramente marcia indietro, dimostrando tutta la propria sfacciataggine nel perseguire il piccolo interesse personale.
Bene lo dimostrano le richieste degli ex consiglieri e bene ce lo ricordano le parole di Quarto.
Allo stesso tempo emerge la totale inadeguatezza di questa maggioranza sulla “questione vitalizi”, che mette in luce il problema profondo dell’autoreferenzialità della politica nostrana.
Poco valore pare abbia per loro l’indignazione generale (anche del proprio elettorato, di chi in sostanza gli ha permesso di governare) e si disvela con forza come l’azione di ciascuno di loro sia riferita solo a loro stessi e a poco altro. Un modo di essere politica dannoso e indignitoso, che non può che preoccuparci.
Noi allora, come Rete degli Studenti Medi denunciamo il fatto in sé, che rappresenta uno schiaffo deciso ai tanti lucani che vivono condizioni materiali pesantissime e ai tanti giovani lucani che sono costretti a partire senza futuro.
Come del resto la nostra generazione può auspicare ad un reale rinnovamento regionale, se davanti ai propri occhi assiste alla restaurazione sfacciata di vecchi privilegi?
È grave che si legittimi in questa maniera così indignitosa una visione distorta del potere, soprattutto poi nello specifico sottraendo risorse dal fondo destinato agli interventi sociali, e quindi destinate al sostegno dei ceti meno abbienti.
Allo stesso tempo vogliamo evidenziare come tutto questo stia contribuendo enormemente ad erodere il rapporto che i cittadini hanno con la politica, la quale, oggi più di prima, è macchiata dall’immagine caricaturale di sé stessa.
Come Organizzazione, che ha fatto del favorire la partecipazione giovanile il suo obiettivo ultimo, purtroppo non possiamo non evidenziare come quanto accaduto acuisca la già importante frattura che da decenni si è consumata e quanto essa allontani tanti dalla partecipazione attiva e dal voto.
Anche su questo livello il tema è soprattutto generazionale.
È evidente come tutto questo svilisca la partecipazione giovanile e disinteressata ai processi democratici e ancora una volta privi di ambizione al cambiamento le giovani generazioni.
Questo elemento si aggiunge ai tanti motivi per cui i nostri coetanei scappano.
Non è solo il lavoro e le condizioni materiali (che comunque sono dirimenti), ma anche la percezione e la consapevolezza che in Basilicata chi li governa tutela se stesso e lascia indietro il resto.
Siamo consapevoli purtroppo (visti gli ultimi sviluppi) che poco potremo aspettarci da questa maggioranza di governo, che con questo ultimo atto sta rinunciando attivamente a preservare la dignità propria e della politica tutta.
Perciò ci uniamo agli appelli giusti e accorati di chi chiede il ritiro complessivo della norma e allo stesso tempo anche allo sforzo di chi in queste settimane ha raccolto le firme e vuole far esprimere i cittadini lucani sui vitalizi con un Referendum, con la consapevolezza che la prova democratica del voto è importante e può anche in caso dare un importante segnale di risveglio civile.
Ma ci chiediamo anche Che Fare?
Come veramente, dopo questo triste episodio per la politica lucana, si può recuperare il rapporto di fiducia che si è rotto da tempo. È una domanda che interroga tutti al di là degli schieramenti
. Interroga anche noi, come Organizzazione e come singoli, che costantemente subiamo queste scelte sbagliate e i loro effetti, con il conseguente e costante allontanamento dalla partecipazione attiva.
Attenzione: è una domanda che supera la questione della norma sui vitalizi, ma che anche in relazione a quest’ultima non si può eludere.
È una questione di tutela della democrazia stessa, che quotidianamente, con atti più o meno eclatanti, viene svuotata di senso.
Dal canto nostro continueremo a praticare un’idea di politica diversa, partecipata e che veramente lavori per una restituzione di senso ai processi democratici largamente intesi.
Proveremo a immaginare e costruire da giovani un’altra Basilicata, che veramente e non retoricamente sia dei lucani, di chi studia, lavora e impegna se stesso nel contribuire alla crescita delle proprie comunità.
Lavoreremo per restituire speranza a chi, giovani e non, credono di aver perso in partenza. Lo faremo consapevoli di non star mai facendo abbastanza”.

































