Almeno 20 miliardi di euro potrebbero essere recuperati dagli agricoltori se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo.
A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati.
E’ l’analisi della Coldiretti al Brennero in occasione della mobilitazione di diecimila agricoltori italiani, molti arrivati dalla Basilicata, assieme ai verti insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Evidenzia Antonio Pessolani, presidente di Coldiretti Basilicata:
“La Coldiretti Basilicata è presente al Brennero insieme alla confederazione nazionale per lottare contro un codice doganale distorto e’ fondamentale modificare l’ultima trasformazione sostanziale e anche l’articolato che consentirà solo a chi produce cibi in Italia e li trasforma a livello finale in uno stabilimento italiano di vendere quei cibi col marchio ‘Made in Italy’.
E’ una questione di dignità, e’ una questione sociale, ma è soprattutto una questione di reddito per i nostri agricoltori perché la domanda di prodotti italiani aumenterà sicuramente e potrà essere venduta al giusto prezzo”.
Per il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo:
“con il Brennero prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile.
Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori.
Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera.
Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese.
Difendere il valore della produzione agricola significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace.
I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori.
La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che si ripercuote nella politica e incide direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese”.
Spiega il presidente Ettore Prandini:
“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi.
Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale.
Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy.
Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione.
Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore.
Per questo chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola.
Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera.
Giovedì a Roma porteremo queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili”.
La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.

































