L’Arcivescovo ha partecipato ieri mattina al Convegno per l’inaugurazione della Torre Campanaria della Basilica Cattedrale di Melfi.
Nel suo indirizzo di saluto mons. Carbonaro ha ricordato il valore spirituale di questo monumento, che «ancora oggi ci invita ad elevare in alto lo sguardo».
Il campanile, ha sottolineato l’Arcivescovo, non è soltanto un elemento architettonico, ma un segno di fede, «il cielo che si fa architettura».
Ecco il saluto completo dell’Arcivescovo per l’inaugurazione del campanile di Melfi:
“Innanzitutto profonda gratitudine al mio fratello il Vescovo di questa Chiesa Ciro, alle gentili autorità religiose e civili presenti a questo evento che s’inscrive nei 950 anni dalle origini della Basilica Cattedrale di Melfi, la Madre di questa Comunità che conduce i suoi figli nell’amore di Cristo, li nutre con il latte del Vangelo e li genera a quella fede che attende il ritorno del Signore che verrà con tutti i suoi Santi.
Come intravedeva il profeta Isaia, la Chiesa è madre: “perché fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna, porta sul petto gli agnellini e conduce pian piano le pecore madri (Is 40,11).
Un testo di straordinaria bellezza e di grande forza evocativa.
La mia gratitudine va a quanti hanno contribuito al restauro della torre campanaria di questa Basilica Cattedrale, con opere di consolidamento statico e restauro conservativo.
Il campanile veglia sui figli di questa Chiesa fin dal lontano 1153 quando fu edificato per ordine di re Ruggero II.
Nonostante le sue ferite dovute alla storia e alla natura, ancora oggi ci invita ad elevare in alto lo sguardo, a darci la direzione del nostro quotidiano vivere.
Sembra dirci: sei fatto per il cielo e io sono come un indice puntato in alto perché tu ne possa fare memoria.
A tal proposito, desidero recuperare qualche immagine in più rispetto al nostro comune sentire, che ha relegato il campanile al segno di appartenenza di un luogo o di una comunità, ovvero al termine “campanilismo”, con il quale ne viene mortificata la funzione.
Le torri campanarie e quelle civiche sono la prima cosa che si vede venendo da lontano.
Nello skyline di una città e soprattutto di una città medievale, il campanile era l’elemento centrale in cui ruotava l’intera vita spirituale della città.
Dalla sua punta si ergeva la croce spesso accompagnata dal gallo nella sua doppia funzione di memoria pasquale: Il tradimento di Pietro e la resurrezione di Cristo.
Solo con Cristo morto e risorto il discepolo può risorgere. Comprendiamo allora, che la funzione della torre campanaria non è solo decorativa, ma evocativa del mistero fondamentale della fede cristiana.
Le campane scandiscono ancora oggi i tempi liturgici e le comunicazioni ai fedeli.
E la voce che viene dall’alto a ravvivare la memoria che il tempo e lo spazio -generalmente nella sommità sono segnati anche i punti cardinali-, appartengano ad un Altro che chiama alla salvezza.
Spesso la torre campanaria veniva ricoperta da piatti circolari policromi che servivano a dare brillantezza alle maestose murature e a riflettere la luce del sole.
Probabilmente un richiamo alla Gerusalemme celeste descritta da Giovanni nell’Apocalisse (cfr. Ap 21) di cui sono testimoni i cosiddetti “lapidari” medioevali.
Anche qui il campanile rappresenta il punto di contatto tra il mondo materiale e quello celeste, insomma il cielo che si fa architettura.
Buon lavoro!”.


































