«Sulla scuola ne stiamo sentendo troppe. Sembra che ogni problema possa essere affrontato semplicemente parlando del numero degli alunni per classe.
Ma il problema è molto più profondo».
A sostenerlo è Gerardo de Grazia, per la Confsal Basilicata, che richiama l’attenzione sulla condizione dei giovani e sulla necessità di affrontare il crescente disagio che emerge già durante gli anni scolastici.
«Ansia, stress, isolamento, bullismo, dispersione scolastica e difficoltà psicologiche, sottolinea de Grazia, non possono essere affrontati soltanto con interventi organizzativi. Servono ascolto, prevenzione, servizi psicologici e una scuola capace di intercettare il disagio prima che diventi emergenza».
«Stanno venendo meno, alcuni riferimenti che per generazioni hanno accompagnato la crescita dei ragazzi, la famiglia, la comunità, la Chiesa. Lo dice chi, come me, crede fermamente nello Stato laico.
Proprio per questo dobbiamo chiederci quali strumenti stiamo offrendo ai nostri giovani».
Per la Confsal Basilicata la scuola deve essere anche il primo luogo nel quale costruire una vera integrazione.
Chi arriva in Italia, afferma de Grazia, deve avere la possibilità di integrarsi, studiare, lavorare, costruirsi una vita dignitosa e sentirsi parte della comunità.
Ma integrazione significa anche conoscere e rispettare le regole del Paese nel quale si vive.
Il principio, secondo la Confsal Basilicata, deve essere uno soltanto, la legalità vale per tutti.
«Non possono esistere due pesi e due misure. Non esiste una legalità diversa a seconda della religione, del luogo di provenienza, dell’ideale politico o dell’appartenenza culturale. Esiste la legge.
Chi sceglie di rispettarla deve essere messo nelle condizioni di partecipare pienamente alla società; chi sceglie consapevolmente di violarla deve risponderne secondo le leggi dello Stato».
Questo, prosegue de Grazia, è ciò che fa un Paese serio, ovvero, integrare chi vuole integrarsi e far rispettare la legge a chi la viola. Senza pregiudizi, senza discriminazioni, ma anche senza giustificazioni.
La Confsal Basilicata invita quindi a spostare il dibattito sulla scuola dalle sole polemiche numeriche a una riflessione più ampia sul futuro dei giovani.«Non serve spararla sempre più grande sulle classi. Serve capire cosa sta succedendo ai nostri ragazzi. Dobbiamo ascoltarli, accompagnarli e guidarli. E dobbiamo fare della scuola il luogo nel quale nessuno viene lasciato indietro».
«L’integrazione senza legalità rischia di fallire. La legalità senza integrazione rischia di non costruire una comunità.
Una società seria deve garantire entrambe».

































