Pina di San Fele, madre di una ragazza disabile, scrive a Bardi: “Assordante il silenzio che abbiamo ascoltato durante la pandemia”! I dettagli

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di una madre, rivolto al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e alla Giunta Regionale:

“Presidente Bardi,

sono una cittadina di San Fele, un bellissimo borgo della nostra meravigliosa Basilicata, che lei ha avuto il piacere di visitare.

Non le scrivo per elencare i luoghi stupendi del nostro territorio, ma per affrontare un tema delicatissimo e troppo spesso dimenticato e messo ai margini anche e soprattutto dalla politica: LA DISABILITA’.

Io sono madre di una ragazza disabile di 20 anni. Venti anni spesi tra gioie, dolori e lotte per il riconoscimento dei diritti di mia figlia e non solo.

Non faccio un discorso individuale, ma mi permetto di parlare a nome di tutte quelle famiglie che hanno i figli disabili a carico, nella mia comunità e in tutta la nostra regione.

Certo, la mia voce forse sarà una nota flebile e magari inascoltata, ma quello che ho da dire e che ho ribadito tantissime volte, voglio continuare a farlo e sempre con determinazione.

È un atto di responsabilità verso mia figlia e per tutte le persone che vivono questa condizione.

La pandemia ha incontrato e si è anche scontrata con la disabilità e che sia stato un impatto durissimo lo abbiamo sperimentato tutti, ma queste persone e le loro patologie, o chi vive una situazione di disagio,
hanno incrociato fin da subito l’abbandono da parte delle istituzioni.

Nessuna presenza, nessun tipo di intervento efficace a sostegno delle disabilità, nessun aiuto concreto , l’acutizzarsi in modo grave di chiusura nelle proprie dimore, ma anche a livello sociale (che è l’aspetto fondamentale per l’inclusione della persona disabile), senza un minimo di supporto da parte di nessuna rappresentanza istituzionale, regressioni importanti in patologie già gravi di per se senza soccorso in questo senso.

Lei mi dirà ‘il periodo pandemico, purtroppo, ha portato anche questo, ma forse è meglio non fare questa
affermazione, perché ormai è tardi e il vero problema sta a monte, ma da sempre, è dovuto ad una totale
inefficienza e a tutti i livelli, a partire dal nostro governo.

Il silenzio assordante che abbiamo ascoltato durante la pandemia è un ossimoro che la disabilità conosce già da tempo.

Abbiamo attualmente un dicastero dedicato (senza portafoglio) a livello governativo, guidato dalla senatrice Stefani.

Cito testualmente da disabili.com: in molti ‘addetti ai lavori’ il ritorno ad un dicastero dedicato alle politiche per la disabilità viene visto come un passo indietro, un ritorno al considerare la disabilità come un ambito speciale e non un tema che debba essere trattato trasversalmente da tutti gli ambiti della politica e della società.

Avevamo un ‘Ministero della disabilità’, che fine ha fatto? Dissolto nel nulla!

Ricordiamoci sempre che l’identità della persona disabile non è astratta, ma reale, nessuno però, tranne le famiglie, ne hanno la percezione. GRAVISSIMO E INTOLLERABILE.

Veniamo a noi: a livello regionale, quali sono i programmi riguardanti il tema disabilità? I progetti per la
disabilità? Quali e quanti sono i fondi destinati alla disabilità? Come state lavorando lei e la giunta in
merito? O la vostra agenda, come a livello governativo, non prevede nulla o quasi?

Le mie domande sono dettate dal fatto che siamo carenti in tutto, a partire dalla scuola, dalle strutture,
dall’assistenza, dalle figure specifiche e specializzate a fianco dei ragazzi disabili, dalla progettualità seria e
concreta. TUTTE STRANEZZE MARZIANE?

NO, tutti evidenti fallimenti, che la classe politica (TUTTA) deve prendere atto e che ha il dovere, in primis
morale, di affrontare una volta per tutte!

Nella nostra regione, Presidente, ci sono famiglie con ore di assistenza domiciliare scarse e insufficienti, nel
mio comune attualmente bloccate per risorse altrettanto esigue.

Pare che il problema sia in fase di risoluzione, dopo la protesta dei cittadini interessati e la discussione in
consiglio comunale tra maggioranza e opposizione, dove è stato proposto dall’opposizione di istituire una
commissione ad hoc per tali tematiche, andata in porto.

La vera ed inaccettabile realtà è che non deve esistere il problema, sono diritti (sistematicamente) non rispettati alienati con altrettanta strafottenza e superficialità.

Non possiamo accettare la solita nenia che recita il solito: ‘non dipende da noi’.

Non esiste un’assistenza h24 (che rientra nelle famose stranezze marziane di eccellenza) per le patologie
gravissime, anche a livello domiciliare, leggi formulate sulla carta che funzionano benissimo come ornamento al blaterare dei politicanti, ma in pratica sono una grandissima illusione.

Ci sono genitori in età avanzata che assistono i propri cari disabili, lasciati nel loro dolore, nella loro solitudine e nel loro disorientamento, con difficoltà enormi.

Presidente, la persona disabile non deve elemosinare niente, deve essere supportata, non sopportata (badi
bene), aiutata e deve ottenere quello che gli spetta di diritto e anche di più, deciso dal potere politico,
trasferito in leggi, ma garantito sempre a singhiozzo in caso di fortuna, altrimenti totalmente inevaso.

L’istituzione si rivolge al cittadino pretendendo l’etica e la responsabilità civile, ma il ritorno, come principio
di pari rispetto, dov’è? Se lo chieda! Io lo faccio tutti i giorni, guardando mia figlia.

Passiamo alla scuola, all’integrazione, agli insegnanti di sostegno (sempre pochi), agli assistenti fisici
(sostituiti dai collaboratori scolastici, formati prima del suono della campanella!), agli educatori specializzati, quest’ultimi con bandi di concorso fatti all’inizio dell’anno scolastico e la loro presenza in istituto, se tutto fila liscio arriva a gennaio, perché la continuità è un dettaglio insignificante, mentre per il  ragazzo disabile è necessaria, anche a livello didattico.

Come è necessaria ed indispensabile la figura dell’assistente alla persona, altrimenti ci ritroviamo con ragazzi autistici gravi rilegati e rinchiusi in palestra e lasciati in balia del loro grande disagio e alle loro grandi difficoltà.

VERGOGNOSO! Sono esseri umani, non disgrazie da non mostrare! Diciamocelo, non siamo all’altezza, Presidente, e dobbiamo avere il coraggio di essere consapevoli e cominciare proprio dalle scuole, dalle strutture idonee per il miglioramento della loro qualità della vita, dei centri ricreativi e da tutto il resto.

La burocrazia, altro tasto dolente e disastroso: famiglie catapultate da un ufficio all’altro per il disbrigo di
pratiche, tra mille documenti. Non si può accettare che non si abbiano risposte per mesi riguardo a domande e richieste per sussidi e quant’altro, cadute inesorabilmente nel dimenticatoio.

Volevo anche ricordarle il trasporto per i disabili, riconosciuto e garantito con una legge del 1971, ma anche
qui si lotta come in guerra, puntualmente ci sono problemi che ricadono inevitabilmente sulle famiglie e sulla persona, nonché sulla serenità mentale.

Il trasporto per disabili deve essere garantito, PUNTO!

Hanno lottato e combattuto genitori come me, arrivando in tribunale affinché il diritto diventasse legge, che va rispettata, applicata senza far riferimento a scarsità di fondi.

Noi non abbiamo più la forza, la volontà e la pazienza di sentire dall’alto dei vostri pulpiti ‘non ci sono fondi, non ci sono risorse’. I fondi devono essere stanziati, utilizzati e spesi per la disabilità, procrastinare sempre su questo tema è amorale e incivile e significa non riconoscere la disabilità stessa e la sua esistenza.

Lei conoscerà sicuramente il rigore; bene, lo applichi per queste problematiche e si ricordi, quando afferma
di voler il bene di tutti i lucani, che tra i lucani ci sono anche le persone portatrici di disabilità.

Prendete appuntamento con le vostre coscienze, ve lo chiede una madre a nome di sua figlia e della sua condizione e di tante altre, che non sono state scelte ma che vengono portate avanti con orgoglio, dignità e
speranza in un futuro che guardi lontano.

Si costruiscono vite migliori con l’impegno di tutti.

Cordiali saluti

Pina Brescia
E Francesca (mia figlia)”.

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