Riceviamo e pubblichiamo una nota di INU/Basilicata, Legambiente/Matera ed Italia Nostra/Matera:
“La Legge Regionale n. 25 del 7 agosto 2009, nata come misura “straordinaria e temporanea” per sostenere l’economia lucana e promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, ha progressivamente tradito i propri obiettivi originari.
Quella che doveva essere una risposta limitata nel tempo alla crisi si è trasformata, attraverso continue modifiche, proroghe ed emendamenti – a partire dalla L.R. 25/2012, fino all’eliminazione del suo termine di validità nel 2018 – in una “deroga permanente alle regole urbanistiche”: cosa questa che odora fortemente di “incostituzionalità”.
Un vero e proprio stravolgimento del sistema di pianificazione: i Comuni sono stati progressivamente esautorati delle proprie competenze, mentre la programmazione pubblica è stata sostituita da una “contro-urbanistica” di iniziativa privata, consentita dalla politica, e scollegata dall’interesse generale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: intasamento edilizio nelle aree centrali della città, che generano rendite edilizie elevate e poco controllate (e veri e propri “sovraprofitti”), consumo di suolo (anche agricolo ai margini della città) mascherato da “rigenerazione”, erosione e pressione sui servizi urbani e nessuna risposta strutturale ai bisogni dei cittadini, cioè nessuna politica di edilizia sociale e di accesso alla casa.
A Potenza come a Matera e in tutte le realtà urbane lucane, circolano segnali preoccupanti: grandi interventi edilizi procedono a rilento perché non trovano mercato, con prezzi che si avvicinano sempre più a parametri milanesi, lontanissimi dalle potenzialità dei lucani, mentre una fascia sempre più ampia di cittadini non riesce neppure a trovare un alloggio in affitto a prezzi sostenibili.
Il paradosso è che si costruisce molto, ma si esclude moltissimo; ed è anche di un “Piano Casa”, che case non dà a chi ne ha più bisogno.
In questo quadro si inserisce l’ennesimo colpo di mano: la Legge Regionale n. 57/2025, approvata a fine anno in notturna e con una pioggia di emendamenti, che allarga ulteriormente le maglie del Piano Casa, con porticati, verande, sottotetti e varianti a gò-gò, aggravando un impianto normativo già profondamente squilibrato.
Una scelta che continua a “picconare” la potestà pianificatoria comunale, sollevando seri dubbi di legittimità costituzionale.
Lo scenario che ci attende è tutt’altro che rassicurante: nel 2026 si chiuderà il PNRR, nel 2024 è terminata la stagione della cessione dei crediti dei bonus edilizi, il reddito di cittadinanza è stato abolito e le politiche economiche non sostengono i redditi medio-bassi. Tutto lascia prevedere un brusco arresto del settore edilizio, che rischia di lasciare nelle nostre città spettrali incompiute, e macerie sociali.
È dunque necessario aprire una “riflessione” seria e pubblica su ciò che questa legge ha realmente prodotto in oltre quindici anni: quali benefici collettivi ha lasciato “a terra”? Quali città ha costruito? Quali effetti ha avuto su diritti, servizi e “qualità della vita” dei suoi cittadini?
Di contro quali disuguaglianze ha alimentato?
Siamo davvero sicuri che gli obiettivi, ormai retorici, di “rigenerazione urbana e transizione ecologica” possano essere raggiunti continuando a costruire senza una visione, senza programmazione e senza giustizia sociale?
Le Associazioni che sottoscrivono il presente Comunicato faranno la loro parte, promuovendo a breve tale “riflessione pubblica”, ed invitando a parteciparvi tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti.
INU/Basilicata, Legambiente/Matera ed Italia Nostra/Matera invitano pertanto la Regione Basilicata ad affrontare con responsabilità la “questione Piano Casa Regionale” cominciando dalla calendarizzazione della proposta di modifica da alcuni mesi in Consiglio Regionale: il tempo delle deroghe infinite è finito, occorre mettere fine all’”anarchia urbanistica” che 16 anni di attuazione della L.R.n.25/09 ha provocato; e occorre ridare la potestà urbanistica alle Amministrazioni Comunali, ed ai loro Consigli Comunali democraticamente eletti, che devono tornare ad occuparsi delle loro città, dibatterne e programmarne qualità e futuro possibile, anche in termini di “rigenerazione urbana”.
In Basilicata, va finalmente voltata la pagina ingloriosa della “contro-urbanistica”, per mettere mano ad una nuova normativa che riconduca le modalità di riqualificazione e rigenerazione urbana nell’urbanistica istituzionale.
La città è di tutti i cittadini, e ad essi deve rispondere assicurando diritto alla casa, servizi, e dignitosi livelli di qualità della vita: è un “bene comune” che non può essere assoggettata a meri interessi privatistici, ma deve rispondere agli interessi della comunità tutt’intera”.

































