Melfi: all’IIS Federico II di Svevia la memoria non è un semplice racconto, ma una precisa responsabilità. I dettagli

Nella giornata di ieri, 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, l’IIS Federico II di Svevia di Melfi ha vissuto un momento di profonda riflessione collettiva durante l’assemblea d’istituto svoltasi in aula magna, promossa e organizzata dalla comunità studentesca.

Un’assemblea dall’evidente valore civico, segnata da un silenzio attento e partecipe, capace di unire fisicamente e simbolicamente tutta la comunità scolastica: gli studenti presenti in aula magna e quelli collegati dalle proprie classi hanno condiviso le stesse sensazioni, lo stesso sguardo, la stessa responsabilità del ricordare.

Ad aprire l’assemblea sono state le parole del Rappresentante d’Istituto, che ha invitato gli studenti a interrogarsi sul significato autentico della parola memoria.

Ricordare, avere memoria di ciò che è stato, non significa soltanto conoscere ciò che è accaduto, ma scegliere consapevolmente di riconoscere che quei fatti ci riguardano ancora oggi, come individui e come collettività.

“La memoria non è un semplice racconto, ma una precisa responsabilità degli uomini: ricordare significa decidere che ciò che è accaduto ci riguarda ancora, oggi. Perché, come ci insegna Hannah Arendt, è nell’indifferenza che il male trova il suo spazio più comodo”.

Il cuore dell’assemblea è stato affidato alle testimonianze di Luigi, Letizia, Federica e Pierpaola, a rappresentare la voce degli studenti delle classi quinte che nel corso di un viaggio d’istruzione hanno visitato alcuni dei luoghi più significativi e drammatici della persecuzione nazi-fascista, tra cui la Risiera di San Sabba e il campo di concentramento di Dachau.

Attraverso il loro racconto e le fotografie scattate all’interno di quei luoghi, la memoria si è fatta concreta, visibile, quasi tangibile.

Non una lezione, ma una condivisione autentica: parole misurate, cariche di consapevolezza, capaci di restituire il peso di quegli spazi e il silenzio che li abita ancora. In aula, l’ascolto è stato totale.

Nessuna distrazione, nessuna superficialità. Solo attenzione, rispetto e partecipazione.

L’iniziativa ha dimostrato come la scuola possa e debba essere un luogo in cui la memoria non venga ritualizzata, ma vissuta, soprattutto quando a farsene portavoce sono gli studenti stessi.

La Rappresentanza d’Istituto ha scelto di trasformare l’assemblea in un atto di responsabilità civile, riaffermando il ruolo della scuola come presidio di coscienza e consapevolezza.

Perché la memoria non è un esercizio rivolto al passato, ma un impegno che riguarda il presente e, soprattutto, il futuro