Non una semplice commemorazione, di quelle che sanno di polvere e nostalgia.
Ma una scossa.
Lo si capiva dagli occhi dei ragazzi schierati in platea e dal silenzio, quasi religioso, che ha avvolto l’Auditorium di Barile.
Quell’autunno del 1963, quando Pasolini cercava tra i Sassi e le facce lucane il volto del suo Cristo, ieri è tornato a farsi carne, pensiero, sfida politica e sociale.
A dare il segno di quanto questa sfida sia attuale è stato il vicepresidente della Giunta regionale, Pasquale Pepe, delegato dal Presidente Vito Bardi.
La sua presenza a Barile è stata una precisa dichiarazione d’intenti: la cultura come spina dorsale dello sviluppo.
Pepe ha tracciato una rotta politica chiara:
“Iniziative come questa – ha detto – non sono solo esercizi di memoria. Sono le fondamenta su cui poggia il nostro senso di appartenenza. La Basilicata vince se sa trasformare il legame profondo con il territorio in un’opportunità di crescita sociale e civile. È l’identità che diventa futuro”.
Un concetto ripreso con vigore dal consigliere regionale Michele Napoli, che ha acceso i riflettori sulla forza dei piccoli borghi, “giacimenti” di cultura capaci di dialogare con il Paese intero se messi in rete con intelligenza.
Il momento più intimo della giornata è arrivato con le parole di Mons. Ciro Fanelli. Il Vescovo di Melfi ha parlato di “lentezza”, un termine che oggi suona quasi rivoluzionario. Rivolgendosi agli studenti, li ha esortati a staccare gli occhi dai telefoni, a riprendersi il tempo delle relazioni vere, ad “abitare” il presente con la stessa consapevolezza che Pasolini metteva in ogni fotogramma.
Un invito a riscoprire l’umanità oltre lo schermo, che ha trovato sponda nella partecipazione attiva delle scuole. Se l’evento ha fatto centro, il merito va anche al tessuto vivo del territorio.
Il CineClub Pasolini e il CineClub De Sica – Cinit hanno dimostrato che il Terzo Settore non è solo una spalla per le amministrazioni, guidate dal sindaco Antonio Murano, ma un vero e proprio laboratorio di contenuti. Senza la loro passione, la memoria resterebbe un esercizio sterile; con loro diventa presidio attivo.
Al centro del dibattito, il tema “Il Cristo di Pasolini ne Il Vangelo secondo Matteo” ha offerto spunti di riflessione tra cinema e spiritualità, arricchiti dal messaggio del premio Oscar Dante Ferretti e dall’analisi graffiante di David Miliozzi, il tutto sotto la guida sapiente di Armando Lostaglio.
A luci spente, resta la sensazione che Pasolini a Barile non sia mai andato via.
E che la sua lezione, grazie a una politica che sceglie di esserci e a una comunità che non abbassa la guardia, continui a produrre frutti, trasformando il ricordo in un potente strumento di coesione sociale.

































