La Basilicata non è “a misura di bambine”: Differenze in aumento! Ecco i dati

Asilo per pochi, ragazze escluse e differenze territoriale che aumentano.

L’infanzia è a rischio in tutto il Paese e ancor di più in Basilicata: una regione non “a misura di bambino” e ancor meno “a misura di bambine”.

Più di una ragazza su quattro non studia, non lavora e non segue alcun percorso formativo.

È quanto emerge dall’undicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio «Con gli occhi delle bambine», diffuso da Save The Children:

“Una regione che come tutto il resto del Paese, si è fatta trovare impreparata davanti agli effetti del Covid-19 sull’infanzia in generale.

In Italia, circa un milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro.

Un limbo in cui già oggi, in Basilicata, è intrappolato il 28,3% delle giovani, contro il 23,9% dei coetanei maschi.

In Basilicata il 13,7% dei minori vive in condizioni di povertà relativa, non distante dai territori più virtuosi, quali il Trentino Alto Adige (8,3%) e la Toscana (9,8%) che presentano le percentuali più basse.

L’aumento della povertà educativa legata al Covid-19 rischia concretamente di tradursi nella perdita di apprendimenti e competenze educative, nell’incremento della dispersione scolastica così come del numero di giovani tagliati fuori da percorsi di studio, di formazione o lavorativi, tutti fenomeni già ben presenti prima dell’arrivo del virus.

Basti pensare alla possibilità di frequentare un asilo nido o un servizio per la prima infanzia, che in Basilicata resta un privilegio per pochi: nell’anno scolastico 2018/2019 solo il 9,7% dei bambini aveva accesso a servizi pubblici offerti dai Comuni, mentre sul lato opposto della graduatoria troviamo la provincia autonoma di Trento al 28,4% e l’Emilia Romagna al 27,9%».

Anche nel percorso di crescita, gli indicatori di povertà educativa confermano una situazione difficile già prima dell’emergenza, anche in Basilicata: nella regione poco più di 1 giovane su 8 (11,8%) abbandona la scuola prima del tempo, al di sotto della media nazionale che segna un tasso di dispersione scolastica del 13,5%; inoltre, in Basilicata, il 26% dei giovani rientra nell’esercito dei Neet, cioè di coloro che non studiano, non lavorano e non investono nella formazione professionale.

Le opportunità di crescita culturale, emozionale, creativa, di svago e di movimento che possono permettere ai bambini e agli adolescenti di sviluppare pienamente la propria personalità sembravano essere molto basse già prima dell’arrivo del virus: nel 2018-2019, in Basilicata quasi 6 minori su 10 tra i 6 e i 17 anni non leggevano neanche un libro extrascolastico all’anno (56,8%, un dato superiore al 48% a livello nazionale), mentre il 30,5% dei bambini o adolescenti tra i 3 e i 17 anni, quasi 1 su 3, non praticava alcuna attività sportiva, molto distante dalla media nazionale del 22,4%.

Le conseguenze sui minori della pandemia rischiano di essere ancor più pesanti sulle bambine e sulle ragazze, che già scontano in prima persona un gap con i coetanei maschi che affonda le proprie radici proprio nell’infanzia.

Tra i minori tra i 6 e i 17 anni le bambine e le ragazze leggono più dei maschi (non ha l’abitudine alla lettura il 53,6% dei maschi contro il 41,8% delle ragazze); con percentuali molto alte soprattutto al nord-est (14,1%) e al nord-ovest (10,4%). Ancora, le ragazze hanno performance scolastiche migliori dei coetanei: se, tra i maschi, più di 1 su 4 (26,1%) non raggiunge le competenze sufficienti in matematica e in italiano, questa percentuale si abbassa al 22,1% per le ragazze.

Per le province lucane, dove i dati migliori sono quelli di Matera con il 25,9% delle ragazze e il 31,6% dei ragazzi che non raggiungono competenze minime, nella provincia di Potenza il dato peggiore, con il 27,2% delle ragazze e il 35,2% dei ragazzi, tutte province lontanissime dagli esempi virtuosi di Sondrio (7,4% ragazze) e Como (9,6% ragazzi)”.

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